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GIORNALI/ Barcellona: riuscirà l'Italia creativa a battere quella degli intellettuali?

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Non so perché mi vengono sempre alla mente le scene del film di Pasolini sul Vangelo secondo Matteo. Vedo in quel film un uomo di oltre duemila anni fa che, vestito soltanto con una tunica e un mantello, si aggira per le strade della Palestina invitando pescatori e poveri artigiani a seguirlo. Vedo le scene del discorso sulla montagna in cui migliaia di uomini e donne semplici ascoltano le magiche parole dell’amore del prossimo, l’ira e l’invettiva contro i mercanti del tempio e mi domando: chi era quest’uomo che oltre duemila anni fa è stato capace di esprimere con gesti semplici e con il sacrificio di se stesso il bisogno di ribellarsi ad un mondo di conformismi e di bieche complicità di potere? 

Le montagne che guardo di notte mi fanno pensare che ciò che manca all’epoca in cui viviamo è la capacità della grande profezia e la forza di una testimonianza capace di pagare il prezzo della propria vita. Ma un popolo che non riesce a trovare più nessuna voce che alluda profeticamente ad un futuro oltre l’orizzonte, è destinato a marcire nella palude dell’apatia. 

 

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