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IL CASO/ Da Democrito al Bosone di Higgs: perché tagliare i fondi alla fisica?

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E dunque i campi interagiscono tra loro nel modo dettato da una certa simmetria, la simmetria digauge, che sovrintende e in un certo modo fissa la forma delle interazioni tra le particelle. Manca però un tassello fondamentale. Cosa dà alle particelle la loro massa? La simmetria di gauge è infatti in un certo modo incompatibile con particelle che abbiano fin dal principio una massa diversa da zero. Bisogna allora che la questa simmetria sia rotta spontaneamente: con queste parole si vuole indicare una simmetria che sia ancora presente in astratto ma che non lo sia più nella sua realizzazione concreta. Per farsene un idea si può immaginare una collina perfettamente simmetrica. Ponendo una palla in cima alla collina, la simmetria viene rotta spontaneamente quando la palla rotola giù finendo da un lato o dall’altro. Questo è proprio quello che fa il campo di Higgs: rompe spontaneamente la simmetria di gauge rotolando giù dalla collina (acquattandosi nel minimo del potenziale del campo). Cosi facendo dona una massa altre particelle del modello standard (più precisamente ad alcune di esse).  

Il “quanto” del campo di Higgs è il famoso bosone la cui esistenza fu prevista da Peter Higgs nel 1964 e che è stato osservato in due esperimenti condotti al CERN di Ginevra negli ultimi due anni, con la guida e la partecipazione di un grande numero di fisici, uomini e donne, italiani. Tutto questo ha richiesto la progettazione e la costruzione del LHC (Large Hadron Collider), il più ambizioso e complesso strumento scientifico mai immaginato dall’uomo.

La seconda domanda che ci siamo posti all’inizio è anche interessante. Il contribuente può infatti chiedersi se valga la pena finanziare ricerche così costose per arrivare a risultati così apparentemente remoti dalla vita di tutti i giorni. Infatti, con tempismo degno di miglior causa, il governo nella sua spending review (ma la lingua italiana è stata abolita per decreto? Bisogna sempre diffidare di questi camuffamenti linguistici…) si appresta a tagliare i viveri all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che nella scoperta del bosone di Higgs ha avuto un ruolo decisivo e trainante. Si recuperano somme in fin dei conti modeste ma che inibiscono la capacità di operare di uno dei migliori istituti di ricerca italiani, mentre si lasciano sopravvivere e prosperare altre iniziative perlomeno dubbie, per tacere di tutto il resto.

Molti a questo punto reagiscono sciorinando la lista dei successi tecnologici che l’aver finanziato ricerche di fisica fondamentale ha prodotto, prima tra tutte il Web, inventato al CERN di Ginevra per gli scopi della fisica. Io sono personalmente contrario a questo genere di argomentazioni perché situano la risposta sullo stesso piano bassamente utilitarista e mercantile della domanda. La risposta è che, finché l’uomo sarà uomo, la sete di conoscere non sarà soddisfatta e anzi sarà sempre soltanto approfondita e scavata da ogni nuovo pezzo di verità che, come una dura pepita nel fango, sarà stata portata alla luce. Una società che rinuncia a questo diritto e a questo dovere ha già cominciato a decomporsi.



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