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LETTURE/ Nel mito greco, il "segreto" dello spread

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Se la risposta alla crisi dello spirito è il recupero della tradizione vivente presente nel “classico”, ciò significa anche, come osserva T. S. Eliot, che “la tradizione non è un patrimonio che si possa tranquillamente ereditare: chi vuole impossessarsene deve conquistarla con grande fatica”. E perché ciò accada è necessario, come si ricava dal libro di Zanetto, che si abbia “un buon senso storico”, consapevole che il passato è al tempo stesso, e in modo ossimorico, memore di alcuni aforismi di Nietzsche, passato e presente, sentimento congiunto, quindi, e di conseguenza, simbolico, dell’atemporale e del temporale.

La tradizione, come scrive Pound nel 1913, “è una bellezza che noi conserviamo, e non una serie di catene che ci leghino”. Essere “classici” significa, come ricorda ancora Valéry, essere sempre in crisi. Perché è solo attraverso la crisi che si raggiunge quella maturità che è il sigillo più autentico della tradizione europea classica. Tradizione che è compito della poesia e del mito, ma anche del paesaggio e dei suoi percorsi, sempre di nuovo presentare e perpetuare. Seguire gli itinerari che il libro di Zanetto presenta attraverso le meraviglie della nostra Storia significa, in questa estate di crisi, comprendere che forse l’autentica crisi è altrove, al di là dell’euro, dentro di noi.



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