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LETTURE/ Il Graal, la fede perduta e la metafora di Perceval

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Caravaggio, Vocazione di Matteo (1599-1600, particolare; immagine d'archivio)  Caravaggio, Vocazione di Matteo (1599-1600, particolare; immagine d'archivio)

In una reggia immensa Perceval assiste ad una scena strana e quasi incomprensibile. Un paggio porta una lancia insanguinata, mentre una dama segue con una larga coppa in mano, un Graal, che emana una luce luminosa. Perceval vorrebbe chiedere e domandare quale sia il significato del gesto. Ma non chiede. Non ha ancora appreso l’atteggiamento della mendicanza. Viene servito il pranzo. «A ogni portata, vede ripassare davanti a sé il Graal tutto scoperto. Ma non sa a chi lo si serva. Ha il desiderio di saperlo, ma pensa che avrà tempo di domandarlo domani  a uno dei valletti della corte […]. Rinvia così la domanda». Per questo, il giorno seguente, al risveglio Perceval non troverà più nessuno nella reggia. «Chiama, ma non v’è risposta». Se il giorno precedente avesse chiesto, il regno sarebbe tornato fecondo e il re sarebbe guarito. Se avesse chiesto, avrebbe scoperto che il calice, il Graal, era portato al padre del re Pescatore, che nessuno può vedere. 

Invece, la sua vita sarà d’ora innanzi tutta investita dalla ricerca (queste) di quel calice. Perceval dimentica, però, i saggi consigli ricevuti dalla mamma. Per cinque anni non celebra più la messa. Finalmente, un giorno, ha la grazia di incontrare nuovamente quanto aveva già conosciuto da giovane. Il venerdì santo sul suo cammino si parano tre cavalieri e sette dame. Provengono dal Santo eremita. Ricordano a Perceval il Kerigma cristiano: «(Oggi) è il venerdì adorato, in cui si devono piangere i propri peccati e adorare la croce, perché in questo stesso giorno fu crocifisso e venduto per trenta denari Colui che fu mondo di peccato. Egli vide le colpe di cui il mondo è impastoiato e macchiato, e per esse si fece uomo. È verità che fu Dio e uomo, ché la Vergine partorì un figlio concepito dallo Spirito santo. Dio ne ricevette sangue e carne. Così la sua divinità fu ricoperta di carne d’uomo. Chi in tal guisa non lo cercherà mai lo vedrà in viso. È nato da madama la Vergine e prese forma e anima d’uomo con la sua Santa divinità. E in tal giorno, in verità, fu messo in croce e trasse i suoi amici dall’Inferno. Quella morte fu molto santa, ché salvò i vivi e i morti facendoli passare dalla morte alla vita».

Contrito per la sua fragilità e per la sua dimenticanza, Perceval chiede loro quale sia la strada per giungere dal santo eremita. La risposta è bellissima: la strada è semplice, contraddistinta da segni lasciati dalle persone che li hanno preceduti nel percorso. Giunto dal santo eremita, Perceval si confessa, celebra la messa pasquale e riparte, uomo nuovo e rigenerato, alla ricerca del Sacro Graal. La storia raccontata da Chrétien de Troyes non ci svela se la ricerca approderà ad un esito positivo. La vicenda, infatti, si interrompe per la morte dell’autore. Così, nei secoli successivi, tanti scrittori si cimenteranno nella prosecuzione della vicenda talvolta con la presunzione di trasformare il mito in realtà. 

 



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COMMENTI
26/07/2012 - Grazie (claudia mazzola)

Che bello questo articolo, è un piacere!