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IDEE/ Quella "domanda" che toglie l’angoscia della crisi

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Il sacerdote e grande educatore Luigi Giussani, anni fa, commentava così l’affermazione di papa Giovanni Paolo II che diceva che il pericolo più grande per l’uomo non è la schiavitù fisica, ma l’eliminazione della possibilità di comportarsi da uomo: «Siamo in un’epoca in cui le catene non sono portate ai piedi, ma alla motilità delle prime origini del nostro io e della nostra vita». Una situazione che porta con sé gravi conseguenze.

Qualcuno potrebbe obiettare che viviamo in una società libera, non in schiavitù. Maria Zambrano risponderebbe però che la nostra è una «pseudo libertà, sostituta della libertà vera; la libertà di vagare per conto proprio fuori dai muri di quella cittadella che è la realtà». Liberi di vagare fuori dalla realtà: un’ottima definizione della nostra società. Con calcio e televisione, se possibile.

La crisi attuale, che non riguarda solo alcuni, ha riportato tra la gente la domanda sul significato della vita, come sottofondo continuo che accompagna gli interrogativi sul futuro dei nostri risparmi, del nostro lavoro e della nostra ricchezza. Oggi è la crisi, anni fa si trattava della guerra, delle catastrofi naturali o delle epidemie: sono modi con cui la testarda realtà mette le persone davanti al dramma della vita che esige un significato. Certamente la stessa mentalità comune cerca in questi giorni di offrirci nuovi succedanei per eludere la questione: scendere in piazza per identificare nel governo, nei banchieri o in Berlino l’origine dei nostri mali. Ma questo non farà altro che rimandare il problema.

Oggi, come duemila anni fa, il cristianesimo mostra tutto il suo potere andando incontro alla domanda di ogni persona. In questi momenti di crisi, in cui le fondamenta tremano, si fa più vicina a noi la domanda del salmista: «Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?» (Sal 8). L’affermazione di Cristo «Che cosa serve all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde se stesso?» (Mc 8, 36) contiene già una stima infinita per il valore di ogni persona, che si manifestava nel Suo modo di guardare la vita tormentata della Samaritana o il desiderio di essere amato di Zaccheo.

È il momento di recuperare il giudizio rivoluzionario di Gesù di Nazareth: la persona è relazione con l’Infinito e per questo ha un valore unico. Paradossalmente la nostra società potrà tornare a essere più umana nei prossimi anni anche se perderà buona parte del suo potere di acquisto («il mondo intero») oppure si troverà ad affrontare serie necessità. Ma questo non sarà automatico. Potrebbe infatti trasformarsi anche in una società più violenta. Siamo davanti a un crocevia storico per i cristiani nella nostra società: occorre andare incontro alle persone nelle loro necessità concrete, in un momento in cui la realtà ha fatto cadere le difese più ideologiche. Condividere i bisogni per condividere il senso della vita. 



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