BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Non scambiamo la dottrina sociale con una teoria del profitto

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

d) In quali termini concreti l’imprenditore è naturalmente un costruttore di solidarietà? Anche quando licenzia per abbassare i costi e per elevare il proprio surplus, o quando trasferisce le proprie attività all’estero per meri fini fiscali, o quando si appropria e non rinveste il surplus eccedente la sua congrua remunerazione nell’impresa? Abbiamo alte o basse percentuali di solidarietà imprenditoriale nei mercati capitalistici? Nelle grandi imprese, dove l’imprenditore è spersonalizzato nella frantumazione del capitale di proprietà o nei vari fondi di investimento o pensionistici, vi è ancora l’imprenditore e la solidarietà imprenditoriale professata è ancora presente? O, invece, l’assenza della figura imprenditoriale ha trasferito al top management i classici compiti imprenditoriali e le cospicue remunerazioni che costoro si attribuiscono anche in periodi di crisi e di licenziamenti, hanno pur sempre un contenuto di solidarietà e sono sempre rispettose del bene comune? 

A tutti questi quesiti, ma molti altri se ne potrebbero porre, il ragionamento dell’Antiseri scivola acriticamente verso soluzioni precostituite anche attraverso citazioni che una volta estrapolate dall’intero contesto dovrebbero meglio essere attribuite, come, ad esempio, quelle fatte sul pensiero di Pio XI che sul capitalismo ha avuto parole di inequivocabile condanna e quelle attribuite a Giovanni XXIII e a Giovanni Paolo II.

Tutto questo ragionamento critico è assente dall’analisi dell’Antiseri. Egli, infatti, “svolazza” con apparente soddisfazione fra innumerevoli citazioni sia in testo che in nota, cita eminentissimi Autori del liberalismo classico, ma non ha alcuno sguardo sulla concretezza dell’oggi e sulle negatività che il capitalismo, distruttore del libero mercato e favorevole alla speculazione tornacontista, ha recato a questi poveri nostri giorni. Egli non si sofferma mai e non avanza alcuna considerazione sulla crisi e sulla recessione che stiamo subendo e a cui in maniera degenerata proprio il capitalismo senza regole ci ha condotto. 

Eppure il libro è datato marzo 2012.

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.