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LETTURE/ Perché la nostalgia del medioevo fa "male" ai cattolici?

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Rosone della Sagrada Familia (immagine d'archivio)  Rosone della Sagrada Familia (immagine d'archivio)

Bisogna sollevarsi fino a questo livello di una reinterpretazione generale della nascita della modernità se si vuole avanzare in modo produttivo nel confronto di idee che abbiamo ospitato su queste pagine, prendendo spunto dalla controversa attualità delle tesi di Dawson. La linea di Kristeller che stiamo cercando di indicare come strada alternativa non è, comunque, l’opinione di un pensatore isolato. Rispecchia un movimento profondo interno alla più alta memoria storica del Novecento, desiderosa di non rimanere intrappolata nelle reti delle ideologie antireligiose postilluministe e di arrivare a recuperare una visione dell’uomo (anche dell’uomo moderno) amica della potenza della ragione e del suo insopprimibile anelito di infinito, in cui si esprime la voce primordiale del cuore. 

Segnalo solo tre indizi telegrafici, come spunti ulteriori di verifica ripresi da alcuni fra gli altri sommi maestri della cultura umanistica dell’ultimo secolo: penso alla grande visione sintetica di Leo Spitzer sulla vitalità proteiforme dell’immagine armonistica dell’universo di matrice classica, strutturato come accordo del molteplice tenuto insieme dalle sue forze sotterranee di convergenza; o ancora ricordo il profilo di Otto Brunner sulla continuità del sistema sociale e culturale dell’Antico Regime, ancorato alle sue lontane premesse medievali; da ultimo si può rimandare, in modo ancora più diretto, ai quadri molto nitidi di periodizzazione storica tracciati dall’esponente di punta della storia della Chiesa delle ultime generazioni, cioè Hubert Jedin. 

Anche solo riprendendo in mano quanto sobriamente esposto nel suo (sempre attuale) libretto del 1946 su Riforma cattolica e Controriforma, si misura immediatamente la distanza che ormai ci separa dal tradizionalismo, fondamentalmente nostalgico e più rivolto al passato che alle sfide del futuro, difeso dalla cultura cattolica dell’ultimo Ottocento e del primo scorcio del secolo della grande crisi finale della coscienza europea. Più che ricomporre i brandelli sfilacciati di un ordine antico, ora si tratta, invece, di reinventarlo, ricominciando dalle radici: cioè dalla coscienza dell’io.

 



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