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MEETING 2012/ Dostoevskij: Cristo nell'immagine del Mondo e dell'Uomo

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Fedor Dostoevskij  Fedor Dostoevskij

Così studenti e docenti universitari – in Italia e in Russia – si sono messi al lavoro, per cercare di capire meglio, grazie alla guida di Tat’jana, come fossero costruiti i romanzi di Dostoevskij. Al crocevia tra Oriente e Occidente, tra la tradizione bizantina (ortodossa) e la cultura medioevale e rinascimentale (profondamente ammirata), Dostoevskij, infatti, scrive per ‘immagini’, e ogni suo quadro narrativo contiene in sé celata – come propria matrice originaria, come causa profonda e segreta verità – una scena biblica, dell’Antico o Nuovo Testamento, che (misteriosamente) si declina nel presente, in base a una tecnica narrativa che l’autore russo desume dalla tradizione figurativa occidentale. Il percorso di ricerca degli studenti italiani, finalizzato alla verifica di simile ipotesi, è stato operativamente impostato ad Arona, nel corso di un seminario di tre giorni, svoltosi nel giugno 2011.

Il cammino non è stato facile, e ha richiesto, passo dopo passo, fiducia, pazienza e umiltà, eppure il fascino dell’indagine ha costituito uno sprone irriducibile. Decisivo è stato quindi l’incontro di Firenze, dal 12 al 15 gennaio 2012, quando il gruppo italiano e il gruppo russo (in totale, una sessantina di persone) si sono confrontati per la prima volta: e sono emersi, anche in maniera violenta, oltre che i risultati raggiunti, i dubbi, le perplessità e le difficoltà che il lavoro aveva portato con sè. Affrontandoli, abbiamo scoperto qualcosa di scandaloso. La mostra non pretendeva di cambiare semplicemente la nostra idea su Dostoevskij, e neppure di scoprire nuove fonti dei suoi romanzi; pretendeva – e pretende – di cambiare la nostra mentalità, il nostro giudizio sulla presenza di Cristo in mezzo a noi, fino alla fine del mondo.

Ciò che vorremmo comunicare, di questa complessa avventura, è che la lettura e lo studio di Dostoevskij, come ogni autentico fatto di cultura, non sono un optional riservato a pochi eletti, ma una dimensione indispensabile dell’esperienza, che consente di imparare a guardare davvero, con attenzione, fino a cogliere il senso di quanto di circonda. Per chi ha iniziato a fare i conti con questa sfida, portare la mostra al Meeting non è che il prossimo passo di un lavoro niente affatto concluso. Di un lavoro, letteralmente, interminabile.

 

(Caterina Corbella e Uberto Motta)



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