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CONGDON/ Dal New Haven alla Bassa, la lezione di un maestro "fuori tempo"

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W. Congdon, Senza Titolo (Piazza san Marco a Venezia), 1948? (immagine d'archivio)  W. Congdon, Senza Titolo (Piazza san Marco a Venezia), 1948? (immagine d'archivio)

Nel suo percorso creativo si coglie una tensione costante a smarcarsi rispetto ai contesti artistici con i quali viene successivamente a contatto, sia in America sia in Europa. Ma nello stesso tempo egli sembra anche alla ricerca di un contesto adeguato attraverso un confronto e un dialogo con altre esperienze. Però tale dialogo, anche rispetto all’Action painting, a cui egli è certamente legato fin dai suoi anni newyorkesi, o con lo Spazialismo italiano, con cui egli è in stretto contatto soprattutto nei suoi anni veneziani, è sempre un dialogo a distanza – sia in senso geografico che stilistico. 

Un secondo aspetto, strettamente legato al primo, riguarda il carattere ciclico del percorso congdoniano. In lui si combinano una fedeltà rigorosa a taluni elementi base del suo linguaggio e una sostanziale irripetibilità. Da cui deriva la necessità di rivedere e riformulare periodicamente, anche attraverso momenti di “crisi”, il proprio modo di dipingere (e la sua stessa conversione religiosa fu rilevante in tal senso). Ma in questo modo è come se Congdon stesso, in un movimento di continua auto-rilettura, avesse cercato di stabilire il contesto adeguato per la ricezione della propria arte. Nello stesso senso può essere valutata anche la sua ricca produzione letteraria, un canale espressivo parallelo alla pittura, ma spesso in significativa dialettica con essa.

La difficoltà di inserire Congdon nel contesto dell’arte del Novecento, infine, è legato anche alla interpretazione del suo persistente naturalismo. La sua fedeltà alla pittura come mestiere va di pari passo con la tendenziale adesione all’esperienza sensibile e al dato naturale. E tuttavia resta da capire come quest’ultimo coesista con il movimento opposto, pure presente in lui, dell’abolizione, della cancellazione della figura.

Questo nodo ci riporta alle origini della carriera di Congdon in quanto pittore, all’indomani della traumatica esperienza vissuta nel corso del secondo conflitto mondiale come ambulanziere dell’American Field Service. Forse la chiave per capire la genesi e lo sviluppo della sua arte sta nell’impulso a rispondere all’impatto con la storia, con la conseguente invenzione di un linguaggio in grado di incarnare l’esperienza della temporalità storica nelle sue diverse sfaccettature. Sembra di poter concludere che l’arte congdoniana è alquanto stratificata al suo interno e che comunque affonda le sue radici in un terreno di problemi e di istanze comune a tanta arte del suo tempo. Resta il fatto che la sua opera tende a svilupparsi secondo una temporalità sua propria, che può sconcertare se la si affronta secondo le categorie della “novità” e del “progresso”. Eppure, essa può oggi offrire una contributo prezioso alla comprensione dell’arte del Novecento.



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