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LETTURE/ Siamo tutti vittime del "mito verde"?

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In seguito, e quanto più si è disperso in aree lontane dai primi insediamenti agricoli (caldo-temperate), ha dovuto affrontare condizioni climatiche poco o per nulla compatibili con l’originale produzione quasi continua di cibo e senza l’adozione di particolari protezioni. Di qui l’esigenza di saper conservare derrate, talora instabili per l’elevata umidità, per lunghi periodi: essiccazione, salagione-salamoia, affumicatura, fermentazioni ecc., procedimenti talora facilitati da ‘basse’ temperature per ragioni climatico-ambientali. Ciò al triplice scopo di approfittare dei periodi più favorevoli alla disponibilità di alimenti, di avere qualcosa da mangiare anche nei periodi sfavorevoli ed infine per poter surrogare la mancanza di alimenti freschi per i lunghi periodi di freddo-siccità, con gli stessi o analoghi prodotti conservati.

A ben vedere l’agricoltura di oggi fa esattamente le stesse cose: facilita la vita degli ‘alleati’, ma la rende difficile ai competitori; i prodotti che ottiene li conserva con mezzi spesso diversi e migliori, ma contemporaneamente cerca di prolungare i periodi di produzione con varietà più o meno precoci o più o meno tardive (pesche per 4-5 mesi e non 2); infine, ove conveniente, usa le serre od aree climatiche favorevoli per estendere a quasi tutto l’anno la disponibilità dei prodotti (non a km zero)”.

Di questa evoluzione naturale fanno parte sia la tanto demonizzata Rivoluzione verde, che negli anni 70 del passato secolo ha permesso di rispondere alle esigenze alimentari di centinaia di milioni di persone, sia le attuali biotecnologie. Il che non vuol dire che non ci siano dei problemi da affrontare – l’uso razionale dell’acqua, i rischi della desertificazione, l’eccessivo uso di pesticidi, la conversione delle coltivazioni per scopi energetici – ma quasi mai sono gli argomenti proposti dai sostenitori dell’agricoltura “di una volta”.

Perché bisogna aver chiaro che anche quando si parla di agricoltura il centro della questione è l’uomo, con i suoi bisogni. Perciò il principale dovere del sistema agricolo mondiale (che è unico, checché se ne dica) è quello di rifornire i mercati con prodotti alimentari – di origine vegetale e animale – e con beni di consumo – carta, cotone e lana per gli abiti – che siano di buona qualità e a prezzi contenuti. Esattamente l’opposto di quello che si otterrebbe inseguendo certe pericolose ideologie in cui la centralità dell’uomo scompare per far posto a un astratto rispetto del pianeta.

 



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