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DOSTOEVSKIJ/ Kasatkina: vi spiego il "paradosso" di Cristo e della verità

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Fëdor Michajlovic Dostoevskij (Immagine d'archivio)  Fëdor Michajlovic Dostoevskij (Immagine d'archivio)

Mi hanno colpito moltissimo, per la loro profondità. Sono cercatori, cercano una parola e cercano qualcuno che dica loro quella parola, sono capaci di ascoltarla e di dare ad essa nuova vita. Sono come candele accese davanti a Dio. Del nostro lavoro insieme conservo una impressione meravigliosa.

«Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?». Cosa può dire di questa provocazione di Dostoevskij?

Questa domanda, che si trova nei taccuini dei Demòni, Dostoevskij se la pone prendendo in considerazione la teologia protestante della sua epoca, una teologia che riconosceva Cristo come figura storica ma che iniziava sempre di più a negare che Cristo fosse davvero Dio. Questa domanda era molto sentita da Dostoevskij stesso, che vi rispose in due momenti; che forse, in fondo, sono semplicemente le due parti di una stessa verità. In quei taccuini, egli scrive che un Cristo solo uomo non è, categoricamente, salvatore. Questa è, direi, la risposta dell’intelligenza, accanto alla quale sta quella del cuore, dell’affetto. Essa si trova nella famosa lettera del 1854, e in realtà precede la prima.

Là dove scrive che «Cristo è la verità, ma se mi dicessero che qui è Cristo e là è la verità, io abbandonerei la verità per aderire a Cristo»?

Sì. In quella lettera scrive che non c’è niente di più profondo, simpatico, bello, virile di Cristo. Non usa nessuna parola che possa indicare la Sua divinità. Parla di un uomo davanti al quale muore di stupore, e dice anche se venisse fuori che tutto quello che Egli ha detto ed è stato detto su di Lui non fosse vero, sceglierebbe comunque di rimanere con Lui.

A quale affermazione dobbiamo credere?

C’è una bellissima storia che si svolge a cavallo tra XIX e XX secolo su un sacerdote russo che poi è stato considerato un santo. A quindici anni, come quasi tutti i giovani di quel tempo, aveva perso la fede in Dio, ma poichè da piccolo era stato molto credente, pregò Cristo così: se Tu esisti, se sei davvero Dio, rivelati a me, e allora crederò. Pregò così a lungo, ma Dio tacque. Allora disse: non sei Dio, ma sei un uomo così meraviglioso che anche se non è vero che sei tu, voglio rimanere con te. In quel momento, Cristo gli si rivelò. Penso che per Dostoevskij, cinquant’anni prima, sia stata la stessa cosa.



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