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MEETING/ Mazzarella: non siamo i padroni della nostra domanda

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Michelangelo, David (1501-04; InfoPhoto)  Michelangelo, David (1501-04; InfoPhoto)

Il filosofo Eugenio Mazzarella anticipa, in forma di risposta ad alcune delle principali questioni del dibattito culturale contemporaneo, alcuni contenuti del suo contributo all’incontro che si tiene oggi al Meeting di Rimini, sul tema Ragionando sulla natura dell’uomo. Seminario di filosofia, al quale l’autore partecipa insieme a Costantino Esposito e a Carmine Di Martino (Ndr).

 

1. Il concetto di natura umana: lo maneggiamo con disinvoltura, ce ne serviamo in maniera apparentemente ovvia. Ma è così scontato? Non credo. Vorrei allora cominciare domandandovi di portare allo scoperto, con la sinteticità che si conviene in questa sede, le prospettive e le opzioni di partenza che oggi, in Italia e più in generale nel mondo occidentale, secondo voi si contendono la scena, richiamandosi in varia misura alla tradizione. 

 

Personalmente penso che la scena del dibattito oggi sulla natura umana sia ancora quella individuata dalla classifica definizione di Aristotele dell’uomo nella Politica: l’uomo è zòon lògon èchon; [l’animale che ha il logos, il linguaggio come capacità di dire e pensare, e anche di fare dicendo e pensando, cioè dialogando con sé stesso e con gli altri, il modo in cui la sua socialità lo fa anche zòon politikòn. Zòon lògon èchon:] animal rationale.  

Il dibattito contemporaneo si muove ancora, anche quando nel lessico appare molto lontano (intelligenza artificiale, emergentismo), nella cornice della definizione aristotelica dell’uomo per genere prossimo (animalità) e differenza specifica (razionalità), una definizione a mio avviso intrascendibile perché ha centrato una volta per tutte il “luogo” e il “modo”, nella realtà e della realtà, in cui emerge la questione.

Una definizione che si è storicamente “stabilizzata”, nella sua versione più aderente o più risolvente positivamente, a mio avviso, l’originaria ispirazione aristotelica, in una coimplicazione essenziale, “sostanziale”, non giustapposizione (cioè questo più quello, un “meccanico” assemblaggio di parti), nell’uomo, nella “natura umana”, di animalità e razionalità. 

La giustapposizione di animalità e razionalità, di natura e spirito, sarà la deriva del modello meccanicistico cartesiano, che la scienza moderna erediterà, con il relativo problema di dove innestare nella res extensa - la natura umana ridotta alla natura e alla sua fisiologia - la res cogitans, di come coordinarle secondo un modello meccanicistico: il tema della ghiandola pineale, come organo dove innestare nel corpo la realtà del cogito.

Una soluzione che continua ad essere il modello epistemologico dell’approccio scientifico-naturale ancora oggi; su quale cioè hardware fisiologico far girare il software dell’intelligenza, “materialisticamente” emergente dalla complessificazione dell’hardware biologico nelle sue basi fisico-chimiche; fino alla pretesa dell’intelligenza artificiale, essendo quell’hardware una macchina in definitiva fisico-chimica, di poter riprodurre in laboratorio quello che è accaduto “in natura”, l’emergenza delle funzioni superiori, intelligenti, dell’uomo.

Questa coimplicazione essenziale di animalità e razionalità, di natura e spirito, la esprime bene Tommaso nel De ente ed essentia, quando assume che genere prossimo (animalità) e differenza specifica (razionalità) sono due dimensioni coestensive della specie: l’uomo razionale è lo stesso uomo senziente; l’animalità è qualificata dalla razionalità e la razionalità è qualificata dall’animalità. L’anima razionale sottintende le funzioni vegetative e sensitive, e nell’uomo queste funzioni sono olisticamente coimplicanti l’anima razionale, la razionalità.

La scomposizione di questo olismo di natura e spirito, animalità e razionalità, nella “sostanza” uomo, nella sostanza individuata e che si individua (da sé, physei, in natura) “uomo”, può essere indotta in una (cattiva) lettura della definizione – nel senso giustappositivo animal+rationale, con il problema che ne nasce di dove stavano prima dello stare insieme nell’uomo animalità e razionalità, genere prossimo e differenza specifica – non nella sostanza individuata. (…).



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