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PRADES/ 2. Magatti: un incontro che ci salva dal pensiero unico

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3. Ancora, con Prades, concordo nel pensare che viviamo un tempo vertiginoso nel quale siamo chiamati a confrontarci con sfide impegnative. Ma non si sbagli la valutazione: questo tempo non è da maledire, ma da benedire. Per i credenti la sfida è lanciata: la pretesa egemonia del neomaterialismo può essere contrastata tanto sul piano filosofico e culturale quanto su quello sociale e antropologico. Senza cadere nella trappola del fondamentalismo, nella quale siamo continuamente attirati. Si tratta, piuttosto, di amare la condizione che condividiamo con i nostri contemporanei, al fine di invertire il segno di alcune dinamiche che si muovono contraria. A partire dalla consapevolezza che questo mondo neomateralista mostra una crescente difficoltà a relazionarsi, in modo maturo ed equilibrato, con la realtà. Non a caso in questo ultimi decenni il neomaterialismo radicale si trova a doversi misurare con un inaspettato ritorno della religione; ritorno che, anche se non sempre scevro da problemi e contraddizioni, dice che la liquidazione dell'infinito e delle sue domande è affare tutt'altro che scontato. Il cristianesimo, in particolare, ha tutte le risorse per vivere questo tempo e le sue sfide come una grandissima opportunità.

In primo luogo, perché la fede di cui parla non è una magia, ma un'esperienza che si radica nella vita di tanti uomini e donne. E' l'esperienza di un incontro. La Chiesa si interroga, giustamente, sul tema della nuova evangelizzazione: ma che cosa potrà mai essere questa nuova evengelizzazione se non il racconto di un incontro che salva la vita? Come credenti, possiamo, senza retoriche enfatiche, dire qualcosa di questo incontro?

E, in secondo luogo, il cristianesimo, come religione del logos, non dimentica che è proprio dal confronto e dalla lettura della realtà, attraverso la nostra ragione, che è possibile scoprire le tracce di Dio. A partire da quella apertura benefica che chiamiamo infinito. Che non è un'esperienza intimistica o privata. Ma un elemento costitutivo della nostra comune condizione umana. Riconoscere questa apertura ci porta a scoprire che, come uomini, abitiamo nel mistero e che proprio questo terreno comune apre la via alla vera libertà e alla vera tolleranza.

Da questo punto di vista, quello che viviamo è un tempo straordinario per la fede. Una fede che, sulle orme del racconto di altri che ci hanno preceduti, osa mantenere aperta la via dell'orizzonte, correndo il rischio di lanciare ogni volta in avanti il passo nella serena certezza che, dopo il momento di vuoto, il piede incontrerà il terreno solido di Dio. È di questa fede, è di questo racconto che l'uomo contemporaneo ha sete, per uscire dalla trappola del falso movimento nel quale si autocondanna quando chiude la porta all'infinito.



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