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PRADES/ 1. Waters: la battaglia della ragione per l'umano

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Caravaggio, Vocazione di Matteo (1599-1600, particolare; immagine d'archivio)  Caravaggio, Vocazione di Matteo (1599-1600, particolare; immagine d'archivio)

Questi pensieri mi sono stati donati da Javier Prades con una chiarezza che non ricordo di aver avuto prima. Essi non sono necessariamente presenti nelle sue precise parole, ma sono le parole sorte dentro di me, stimolate da come ha esposto il suo pensiero e la sua passione, i frutti di tanta riflessione e affezione. Ciò che mi ha detto non è tanto quello che è arrivato a conoscere, ma quello che io stesso già conosco e che ho permesso fosse sepolto, o storpiato da parole e logiche estranee.

Tutto inizia e finisce nel cuore. Ciò che mi porto via non sono solo le cose di cui Prades ha parlato, ma la certezza che esse si sono riaccese nel mio cuore. E qui arriva il paradosso finale, tacito ma chiaro: partendo dalla sua materialità, l’uomo non può dare a se stesso significato, conforto o certezza, ma il suo viaggio verso la sua verità inizia, tuttavia, in qualcosa che si trova sotto la sua camicia: il cuore. 



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COMMENTI
22/08/2012 - La scienza e la tecnica non sono inumane! (Sergio Palazzi)

Difficile commentare un articolo così bello. Solo una nota. Non so se posso definirmi "scienziato", se non perché da quando ho imparato a capire non ho mai smesso di studiare scienza, o perché cerco di insegnarla o di farla diventare tecnica - techné, il pensiero ed il gesto con cui l'uomo vince il freddo automatismo della materia. Ma, supponendomi scienziato e tecnico, non sopporto di pensare che la scienza e la tecnica siano gelide, inumane forme di una sottrazione dell'anima del mondo, quando dovrebbero essere tutto il contrario. E tanto spesso lo sono, fino ai ticchettii che ci permettono di scambiarci queste parole. Ci permettono di affrancarci un po' proprio dalla nostra materialità chimica, fisica, biologica, superando i limiti della pura lotta per la sussistenza: quanto basta per trovare anche il modo, il tempo e la capacità di pensare a quanto ci vogliamo comunicare. Sì, ci sono intorno tante religioni che mascherano di forme scientifiche e tecniche il vuoto dei propri idoli e delle proprie paure, dall'ambientalismo all'efficientismo, a quell'edonismo vacuo da cui Epicuro fuggirebbe scandalizzato. Ma la scienza e la tecnica sono doni che il Creatore ha dato al primo Adamo, con la libertà di usarli responsabilmente. Guai se ce ne allontanassimo perché ci spaventano le meschinità a cui possono servire. Chi intravede la complessità delle molecole di un fiore che sboccia può sentirne più profondamente il colore ed il profumo. E anche la ragione per cui dovrà appassire.