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MEETING 2012/ Quell'Albania figlia della Chiesa che il potere ha cercato di distruggere

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Madre Teresa di Calcutta  Madre Teresa di Calcutta

La prima è Giorgio Castriota Scanderbeg, l’eroe nazionale albanese che nel XV secolo fermò l’avanzata turca verso l’Europa. È lui l’Athleta Christi che, alla guida di un popolo la cui unità era cementata dal cristianesimo, compì il miracolo vincendo per quarant’anni gli eserciti del più potente impero del suo tempo. Compimento della storia antica e medievale albanese, egli è il mito nazionale che segna la storia successiva dell’Albania. Gli ordini religiosi e il clero cattolico, seconda grande icona dell’albanismo, conservano nella tradizione il mito di Scanderbeg e traghettano tra mille avversità l’identità del popolo durante i secoli di dominazione ottomana, consegnandola al risorgimento albanese all’inizio del ventesimo secolo.

 

La mostra procede documentando come la fragile indipendenza albanese, conquistata nel 1912, fosse messa puntualmente in pericolo dal violento sciovinismo dei paesi vicini e come protagonisti del patriottismo albanese che si prodiga per la salvaguardia della madrepatria fossero ancora i grandi uomini del clero cattolico e degli ordini religiosi. L’avvento del regime comunista, che proclama l’ateismo di stato applicandolo con determinazione e ferocia tali da portare allo sterminio del clero albanese e alla distruzione dei luoghi di culto, fa precipitare il paese in un buio periodo di chiusura. L’Albania ne uscirà devastata nel 1991.

 

Da allora, gli albanesi, pur formalmente liberi, rischiano di veder dissolta la loro identità. Una nuova ideologia fondata sulla conservazione della superficiale armonia tra confessioni come salvezza dell’identità albanese inizia ad affermarsi, senza arrestare il precipitare di una crisi economica e culturale alla fine degli anni novanta, che si ferma alle soglie della guerra civile. L’ultima parte della mostra individua nella sua terza icona, Madre Teresa, la risposta esistenziale all’esigenza di definire l’identità albanese.

 

Il richiamo a questa figura permette all’opera di concludersi con l’apertura costituita dalle domande indicate sopra, rivolte a tutti gli albanesi, ma non solo: per iniziare a ridefinire l’identità di un popolo l’invito è tenere come punto di partenza l’assunto per cui “la natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”.

 

(Teodor Nasi, curatore della mostra “Albania, Athleta Christi”)



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