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IDEE/ Così ebrei e cristiani possono battere gli Zapatero d'Europa

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Caravaggio, Il sacrificio di Isacco (1598, particolare; immagine d'archivio)  Caravaggio, Il sacrificio di Isacco (1598, particolare; immagine d'archivio)

Proprio per le ragioni che lei ha detto, ciò che salva il dialogo è l’essere non una dialettica intellettuale, ma un incontro di esperienze. In tal senso la crisi economica che tocca la Spagna − ma credo che possa valere anche per l’Italia − è una grazia, perché mette nuovamente la persona davanti a una realtà dura, inevitabile, che richiede sacrifici e dunque una mossa nuova del soggetto. In questo tempo accade di incontrare nuovamente le persone, di fare incontri reali come mai prima, in situazioni − penso ad esempio a tutte le opere di carità − in cui è molto difficile avere o alimentare un’ideologia. Una umanità bisognosa è quella che più si sorprende quando le dai una mano.

Al Meeting si è parlato naturalmente di dialogo interreligioso. A che punto è il dialogo cristiano con il mondo musulmano e con quello ebraico?

Col mondo ebraico dobbiamo attingere ancor di più a quella fonte che è la Bibbia. Non rifletteremo mai abbastanza sulla figura di Abramo: la grande novità nel contrasto con la Mesopotamia è l’ingresso di Dio nella storia e si chiama Israele. Proprio per questo, l’Antico Testamento contiene un potenziale di unità tra cristiani ed ebrei che attende la nostra dedizione e il nostro lavoro. D’altra parte è una via che Benedetto XVI conosce benissimo e sta già percorrendo.

E con il mondo islamico?

Per quanto riguada il mondo musulmano, occore prestare attenzione ai suoi sviluppi, che non sappiamo dove potranno portare loro e noi. Con i nostri amici musulmani che vengono al Meeting facciamo però esperienza di una prima simpatia che è assolutamente decisiva. Ricordiamoci di Ratisbona, dove il Papa disse che «non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio». Io credo che dopo le prime polemiche, molte persone nel mondo musulmano stiano facendo lealmente i conti con quella grande lezione.

Secondo lei da dove derivano le maggiori difficoltà di questo doppio confronto?

Dal fatto che sia nel mondo ebraico, sia nel mondo musulmano non esiste una figura unica di riferimento, come lo è il Papa per la Chiesa, e di conseguenza hanno tante facce. Per noi cattolici costituisce una sfida, perché ci induce a partire dai singoli rapporti che viviamo.

Lei prima ha citato la novità assoluta rappresentata da Abramo. Può spiegare meglio?

La rivelazione di Dio al suo popolo sovverte in modo radicale l’ordine cosmologico, ossia la realtà concepita sulla base della sola natura religiosa dell’uomo. Ciò che inizia l’ordine storico è l’ingresso di Dio nella storia con la chiamata di Abramo. L’origine della storia si chiama Abramo, il popolo si chiama Israele. Un nuovo ordine prende forma, organizzandosi non più secondo la natura, che, nel suo andamento circolare, non ammette novità, ma a partire dalla chiamata di Abramo. Con il quale comincia, propriamente, la storia.

Nella crisi attuale qual è il compito dell’educazione?



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