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EDUCAZIONE/ Israel: salviamo l'infinito dalla "dittatura" dei tecnici

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Michelangelo, David (1501-04; InfoPhoto)  Michelangelo, David (1501-04; InfoPhoto)

La matematica è la scienza che si è proposta di sfidare l’infinito: “la matematica è la scienza dell’infinito”, diceva un altro grande matematico del Novecento, Hermann Weyl. Il tema dell’infinito è proprio il tema centrale del Meeting di quest’anno, che si misura con la grande inesauribile questione: come mai noi esseri finiti siamo capaci di pensare l’infinito, e fino a che punto si spinge questa intuizione dell’infinito? Uno studio profondo e non meramente pratico della matematica conduce proprio a questa domanda, in definitiva irrisolta, se non in questo senso: che la matematica è riuscita nell’impresa di manipolare l’infinito mostrando al contempo l’impossibilità di dominarlo. Per cui, essa contribuisce a farci capire come la caratteristica paradossale dell’uomo sia di intuire e pensare l’infinito pur restando irriducibilmente separato da esso, da una sua completa acquisizione.

Questa è la matematica che può suscitare interesse e passione, non certo il trucco di renderla digeribile presentandola come un insieme di ricette pratiche, utili per la vita quotidiana, per fare la dichiarazione dei redditi o calcolare percentuali. È quella squallida trovata della cosiddetta “matematica del cittadino”, che non rende la matematica più attraente, ma riesce a oscurare il senso dei suoi concetti.

Subiamo il pontificare di persone che non sanno e non capiscono nulla di matematica ma sono eruditi di una scienza – mai come oggi chi non capisce nulla di scienza abusa di questa parola –, la tecnica dell’apprendimento. In realtà, trattasi di una pseudoscienza, praticata da un esercito di esperti del nulla rivestito di metodo i quali, in un nome del primato della tecnica, distruggono l‘unico autentico motore del processo educativo: la passione e l’interesse.

Non è difficile capire perché una tendenza caratteristica delle istituzioni educative sia il progressivo accantonamento delle persone dotate di cultura e conoscenza a favore dei cosiddetti “esperti”. È il fenomeno che è stato definito col termine di dittatura degli esperti, o dittatura della tecnocrazia. Sembra che ormai l’istruzione sia di pertinenza esclusiva degli “economisti della scuola”, degli statistici o di categorie che sembrano inventate nel contesto di una parodia, come quella degli “esperti di gestione dei sistemi complessi”.

Non si sa in nome di quale legge naturale il ricorso agli “esperti”, alle statistiche, ai test darebbe la garanzia di conseguire il mito dei tempi nostri, l’oggettività. Ma è sotto gli occhi di tutti a quali risultati sgangherati, per non dire efferati, abbia condotto l’uso dei test, delle statistiche, delle cosiddette “misurazioni oggettive”: autentici affronti all’oggettività. Basti pensare al concorso per dirigenti scolastici, alle prove a quiz per il TFA (Tirocinio Formativo Attivo), a certi test Invalsi, ai test di ammissione a certi corsi di laurea universitari, dati in gestione a ditte private che, non si sa perché, offrirebbero garanzie di serietà e rigore. Nei confronti degli insegnanti – che, bene o male, nella maggior parte dei casi, hanno superato qualche selezione – si nutre una diffidenza sconfinata, mentre gli sconosciuti e mai valutati esperti di società private autocostituitesi per preparare test sarebbero a priori persone serie e competenti. 



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COMMENTI
28/08/2012 - Ringraziamento (Ruben Varisco)

Grazie per questo articolo, pensavo che in Italia non esistessero più persone capaci di esprimere idee di questo livello.