BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

POLEMICHE/ Galli: perché De Gasperi piace a dorotei ed ex fascisti?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Alcide Degasperi tra Konrad Adenauer, a sinistra, e Robert Schuman ad un vertice nel 1952  Alcide Degasperi tra Konrad Adenauer, a sinistra, e Robert Schuman ad un vertice nel 1952

Degasperi era un uomo cattolico del Nord e, dunque, era perplesso di fronte alle concentrazioni monopolistiche. Il suo cuore batteva per la piccola e media impresa nel settore dell’agricoltura, delle arti e dei mestieri, dell’artigianato e per il sistema delle casse rurali. Ma alla grande industria e alla sua spinta propulsiva sul piano della ricerca e dell’innovazione tecnologica guardava con interesse, anche se in essa si potevano creare le condizioni per lo sviluppo del marxismo e l’affermazione della lotta di classe.

Di Degasperi – piegato alla bisogna sulla situazione interna dall’onorevole Casini che ha fatto del doroteismo una ragione di vita e che in questo periodo sogna l’alleanza con Bersani e Vendola – non s’è ricordato il capolavoro politico internazionale del 1947, alla Conferenza di Pace, quando ottenne il reingresso del Paese nelle democrazie occidentali. Andò a Parigi davvero «con il cappello in mano», ma anche con tanta dignità morale. Riuscì a ottenere la parola e incominciò: «sento che qui, tranne la vostra personale cortesia, tutto è contro di me». E in un discorso davvero alto nei contenuti e assai sobrio nell’eloquio rivendicò il sacrificio di Giacomo Matteotti e la lotta dell’antifascismo clandestino, ma anche la profonda fede democratica del Paese. Arrivò nella capitale transalpina da sconfitto – poiché rappresentava uno dei Paesi responsabili del conflitto mondiale – e uscì vincitore, raccogliendo la stima e l’ammirazione del Segretario di Stato americano Byrnes.

Degasperi pensava allo Stato e alle sue istituzioni rappresentative. Era uomo sobrio, austero e severo. Incarnava un modello di cattolicesimo liberale tutto particolare, quasi calvinista e comunque molto personale nel rapporto con Dio. E aveva senza dubbio assai poca attenzione alla dimensione sociale. Ma chi, dopo di lui, l’ha avuta ha pure combinato colossali disastri con i quali facciamo i conti ancora oggi: welfare state che non funziona, economia sociale di mercato, ingerenza dello Stato nella gestione dell’economia, rigonfiamento a dismisura del settore pubblico e statalismo. Basta fare i nomi – e ricordarli all’onorevole Casini – di Fanfani, La Malfa e Moro. Furono questi i suoi successori e la storia dello statista di Pieve Tesino non è continuata certo con loro. Come dire?, giù le mani da Degasperi, unico vero uomo di Stato nella storia della Repubblica.

Dopo di lui, il Paese ha imboccato un’altra strada. E soprattutto non ha più avuto uomini politici con un senso delle istituzioni, una dirittura morale, uno slancio etico e civile, una sobrietà e una concretezza politica, minimamente paragonabili alle sue.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.