BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Da Van Gogh a Camus, il dramma dell'attesa che non trova risposta

Pubblicazione:

Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889, particolare; immagine d'archivio)  Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889, particolare; immagine d'archivio)

Pochi anni più tardi, nel 1893, il pittore norvegese Edward Munch (1863-1944) dipinge L’urlo, che è divenuto simbolo dell’angoscia esistenziale, della solitudine in cui si trova l’uomo e dell’incomunicabilità che contraddistingue i rapporti umani. Un volto scarnificato emette un grido che si propaga come un’onda fino a riempire tutta la scena senza per questo toccare e coinvolgere i personaggi rappresentati. Nel dipingere Munch accompagna l’opera con la riflessione: «Una sera passeggiavo per un sentiero, da una parte stava la città e sotto di me il fiordo. Ero stanco e malato. Mi fermai e guardai al di là del fiordo, il sole stava tramontando, le nuvole erano tinte di un rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi questo quadro, dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando».

Non ci sfuggirà la somiglianza tra la riflessione di Munch e quanto scrive san Paolo sulla natura e sulla realtà che sembrano gemere come una donna per le doglie del parto. La differenza sta tutta lì, però, nella prospettiva della sofferenza e del pianto: in san Paolo il dolore è un’attesa per un evento grande, in Munch non trova risposta.

In modo ancor più paradossale ed espressionistico lo scrittore boemo Franz Kafka (1883-1924) rappresenta la condizione dell’uomo nel romanzo La metamorfosi (1915). Un impiegato di nome Gregor Samsa si trova trasformato in un orribile scarafaggio che non può più uscire di casa e neppure dalla sua camera, incompreso, fastidioso e ingombrante non solo per il mondo esterno, ma anche per la sua famiglia. Perso il lavoro, morta ogni comunicazione con gli altri, anche con quella sorella che, unica, aveva cercato di relazionarsi ancora con lui e di capirlo, Gregor alla fine si lascia morire di inedia.

Così, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, tre artisti, Van Gogh, Munch, Kafka, anticipano in diverse arti quella percezione di crisi dell’uomo che caratterizzerà gran parte dei decenni successivi. Un uomo che è inerte, angosciato o addirittura paralizzato, come è descritto dallo scrittore irlandese James Joyce (1882-1941) nella raccolta di racconti Gente di Dublino, pubblicato solo nel 1914, ma già composto in gran parte tra il 1904 e il 1905, quindi immediatamente dopo Il Fu Mattia Pascal di Pirandello. Ivi, sono descritti nella loro quotidianità personaggi di età differente che si trovano in una condizione esistenziale di paralisi. Una volta che ne diventano coscienti, cercano la soluzione con la fuga che si conclude irrimediabilmente con il fallimento.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >