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LETTURE/ Da Van Gogh a Camus, il dramma dell'attesa che non trova risposta

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Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889, particolare; immagine d'archivio)  Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889, particolare; immagine d'archivio)

Qualche decennio più tardi, Albert Camus (1913-1960) identificherà, invece, nel mito di Sisifo la situazione esistenziale dell'uomo. Sisifo è stato condannato dagli dei a far risalire su un monte un macigno, ma quando sta per arrivare in cima il macigno ricade giù e Sisifo riprende in eterno la sua fatica, senza sosta. Non c’è nulla di più assurdo che lavorare e faticare senza ottenere mai alcun esito dalle proprie azioni. Camus reinterpreta il mito considerando Sisifo addirittura felice: «Tutta la silenziosa gioia di Sisifo sta in questo. Il destino gli appartiene, il macigno è cosa sua […]. L’uomo assurdo, quando contempla il suo tormento, fa tacere gli altri idoli […]. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice». Perché, ci chiediamo noi, Sisifo dovrebbe essere felice? Per il suo sterile lavoro, perché è cosciente del suo destino, perché opera in maniera indefessa senza uno scopo? Potremmo più facilmente rispondere che l’assenza di una ragione per cui lavorare, faticare e alzarsi al mattino può solo rendere la vita disperata e tragica. Aveva giustamente scritto Cesbron che «tutto l’errore della vita è che l’uomo vuole essere perfetto e non santo», cioè felice. Nonostante la sua titanica fatica, Sisifo non giungerà mai neppure alla perfezione, cioè al compimento, perché la sua opera non si concluderà mai. Ecco perché, sostiene Camus, la reazione più naturale a tale condizione esistenziale è quella della rivolta, della ribellione. Sappiamo bene dove porterà di lì a pochi anni questa teorizzazione.

Altrove, nel celeberrimo romanzo La peste, Camus descriverà la vita dell’uomo nella iperbolica e paradigmatica condizione della città di Orano, dove si diffonde gradualmente il morbo mietendo morte senza che nessuna autorità voglia riconoscerlo. Il male e la distruzione devastano quelle che sembravano isole di felicità mostrando all’uomo il volto di un destino cui non ci si può contrapporre. Unica posizione umana auspicabile è quella del dottor Rieux che combatte in maniera energica non per sé, ma per tutti, fino a che il morbo non è debellato. Ma è una vittoria momentanea. Senza un senso e un Mistero che possano dare significato a tutto, anche al male, alla sofferenza e al dolore, anche la lotta più indefessa assume i contorni di un titanico agire contro una forza più grande di noi. Questo è il trionfo dell’assurdo, perché non c’è sforzo umano che possa dare consolazione da solo di fronte alla morte.



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