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MEETING 2012/ Jérôme Lejeune, quando la scienza rivela nostalgia di Dio

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La questione che ci siamo posti è stata: quali sono state le ragioni che hanno motivato le posizioni pubbliche prese da Lejeune in favore della vita? Lejeune è uomo di grande fede cristiana (è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione), leale verso il giuramento di Ippocrate “il medico non deve uccidere”, ma anche “toccato dall’infinito”. Come ha detto Benedetto XVI: “…si può dire che lo stesso impulso alla ricerca scientifica scaturisce dalla nostalgia di Dio che abita il cuore umano; in fondo, l'uomo di scienza tende  a raggiungere quella verità che può dare senso alla vita”. E la verità per Lejeune è che ogni uomo è unico, insostituibile, indisponibile per chiunque voglia impadronirsene e come tale vada guardato in quanto rapporto con chi l’ha creato a “sua immagine e somiglianza”.

La testimonianza di Lejeune è ancora più fondamentale oggi dove con gli sviluppi della genetica clinica e le conoscenze sul genoma umano si aprono possibilità terapeutiche, ma anche eugenetiche, ben oltre gli orizzonti che si potevano immaginare nel secolo scorso. Conosciamo  gran parte dei geni dell’uomo e l’intera sequenza del suo DNA. Quali informazione possiamo ricavarne? È vero che potremo sapere se una persona è portatrice di malattie genetiche, quali saranno le sue doti, il suo carattere, le sue inclinazioni? Soprattutto, queste conoscenze sono per curare meglio, come affermava Lejeune, o sono proiettate verso nuove forme di eugenetica? La moderna biologia evolutiva suggerisce però un’altra prospettiva: ci dice che il corredo genetico più che un “programma esecutivo” è un insieme di “strumenti” che l’organismo biologico usa, insieme a molte altre fonti di informazione, per costruire la sua vita. Quindi risulta difficile pensare ai viventi, e soprattutto all’uomo, come a esseri totalmente determinati e dipendenti dai geni. E riaffiora quell’immagine, cara a Lejeune, dell’unicità irriducibile dell’uomo e della contingenza di ogni vivente. Potevamo non esserci, invece ci siamo e questo sguardo sul reale non può non essere una continua e inesauribile fonte di sorpresa e di domanda: “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi”. Un ‘indagine sulla genetica e natura umana a partire dallo sguardo di Jérôme Lejeune”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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