BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

C.S. LEWIS/ Abbiamo scartato l’unità e la bellezza del mondo

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Il perno intorno a cui ruota tutta questa cruciale vicenda è la visione organica del cosmo concepito come un insieme unitario, tenuto in piedi dalla sapiente connessione delle sue parti anche più microscopiche e trascurabili, legate dalle infinite catene del loro reciproco e ordinato sostenersi a vicenda. Era un mondo pieno di vita e di dinamismo, trascinato in un perenne movimento dalla inarrestabile energia affettiva che si diffondeva, digradando dai cerchi più esterni e via via indebolendosi fino alle sfere più interne e più basse dell’universo, a partire dal fuoco divino che avvolgeva la perfetta «rotondità» della massa fisica del reale, con al centro la Terra e la porzione immediatamente circostante del mondo sublunare, animato dal continuo comporsi, evolvere e decadere dei quattro elementi primordiali di cui era costituita la stoffa di ogni forma di esistenza mutevole: la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco.

Lewis esalta la compattezza armoniosa, l’intima piacevolezza e l’ingegnosa simmetria gradevole  della visione classico-aristotelica dell’universo, poi integrata e ulteriormente elaborata alla luce del creazionismo del pensiero religioso cristiano. D’altro canto ne documenta la vischiosa forza di resistenza sul filo della lunga durata, che le ha garantito un ostinato, granitico predominio, solo faticosamente sbriciolato dall’avanzata della scienza antidogmatica del Cinque-Seicento, progressivamente egemonizzata dal modello matematico-sperimentale e dalla misurazione analitica dei fenomeni naturali osservabili. La presunzione di aderenza alla struttura ontologica delle cose rivendicata dalla vecchia immagine “chiusa” del mondo, filtrata da una conoscenza ancora rudimentale delle leggi di funzionamento del cosmo, si coniugava, allora, con il fascino persuasivo della percezione estetica. A suo favore, militavano le ragioni della bellezza e della gloria. La forma in cui si esprimeva era lo spettacolo di una mirabile architettura vivente, che non chiedeva solo l’assenso di una intelligenza filosofica cerebrale, ma piegava a sé anche gli affetti, nello slancio di una adesione plasticamente emotiva, capace di aprirsi alla contemplazione devota e allo stupore.

 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >