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C.S. LEWIS/ Abbiamo scartato l’unità e la bellezza del mondo

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L’immagine arcaica del mondo restava più affascinante. Ma conteneva in sé un non lieve inconveniente. Ora lo sappiamo bene: «non era vera». Finché, invece, la cultura “alta”, cominciando dalle università e dalle accademie, non prese ad adattarsi ai dati imperiosi accumulati dall’osservazione empirica dei fenomeni celesti, rifiutando la comoda centralità del pianeta terrestre e la vecchia idea, ormai decaduta, della rotazione concentrica delle sfere, il linguaggio universale dell’uomo comune così come l’immaginazione artistica in cui esso si proiettava continuarono a subire la suggestione dell’antica rappresentazione dell’universo creato, pur criticata e su tanti fronti screditata dagli anticipatori delle scienze esatte della modernità. La rivoluzione della nuova scienza astronomica non esplose con la forza devastante di un ciclone abbattutosi furioso sul dominio sclerotizzato degli schemi del passato. Maturò, nei loro profili filosofico-teologici, come ripensamento e sviluppo originale che di questi schemi corresse limiti e lacune resi sempre più vistosi, entrando in dialettica con la carica ancora pienamente operante del fantastico sistema di pensiero classico-medievale, riuscendo a logorarne solo con estenuante lentezza le posizioni consolidate, dall’alto penetrando a fatica, non senza inerzie, autocensure e sorde battaglie polemiche, verso il basso di un edificio restio a lasciarsi plasmare abbandonando i binari rassicuranti della consuetudine.

I libri e le dottrine la smentivano a forza di cifre, usando le lenti di un cannocchiale che non poteva più essere quello del discorso aristotelico. Ma il poeta moderno, come Marino in pieno Seicento, aveva un cuore che continuava a battere in sintonia, piuttosto, con la musica celestiale cantata dalla tradizione giunta fino a lui come lascito prezioso. Non era facile rinunciare all’idea dell’uomo al centro del mondo, sovrastato dalle danze armoniose delle Intelligenze superiori e dai cori multiformi delle gerarchie angeliche, vere e tangibili presenze a presidio dell’universo raccolto nelle braccia di Dio.

 

 

 



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