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BIOETICA/ Il Pd, la Carta d'intenti e quella profezia di Augusto Del Noce

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Da quella sentenza in poi prende avvio una storia tormentata all’interno della sinistra italiana dove prima uno sparuto drappello di donne e poi piccoli centri culturali iniziano a svolgere un continuo e spesso infruttuoso lavoro di influenza politica all’interno sia del Psi che del Pci. Solamente alla fine degli anni 80 il quadro politico inizia a mutare e una serie di istanze libertarie e radicali – differenza sessuale, pillola RU486, diritti gay – iniziano ad avere una prima timida rappresentanza politica. E se la Carta delle donne, ideata nel 1986 da Livia Turco quando era la responsabile delle donne del Pci, fu il più importante documento dell’epoca, il congresso del Pci del 1989 rappresentò il momento ufficiale in cui, per la prima volta, il partito fondato da Gramsci a Togliatti recepì in una veste pubblica questi temi e li inserì nell’agenda politica.
Dal 1989 ad oggi il partito che erediterà il radicamento sociale e la struttura organizzativa del Pci dedicherà una parte della sua riflessione politica a questi temi. E soprattutto li inserirà, sempre, all’interno del grande totem della laicità che diventerà una nuovo vessillo simbolico e una nuova fonte di legittimazione politica. Lo farà ad esempio Piero Fassino nel Congresso dei Ds del 2001 quando affermò che essere riformista significava «riappropriarsi del valore essenziale della laicità, come cultura della libera scelta, riconoscimento del pluralismo culturale, etico e religioso». Lo ribadirà il documento congressuale dei Ds del 2005 in cui si definì la laicità come «come buona compagnia per la politica, per orientarsi nelle acque agitate di un futuro ormai presente, che allarga le frontiere della scienza, della bioetica». Lo riconfermerà il IV Congresso dei Ds del 2007 in cui venne approvato un intero “ordine del giorno sulla laicità”. E verrà riaffermato, per l’appunto, nella Carta d’intenti del Pd di qualche giorno fa, quando viene invocata una «laicità del diritto» sui temi che riguardano «la vita e la morte delle persone».
Alcuni commentatori hanno evocato, con ragione, le solitarie intuizioni di Augusto Del Noce che per primo capì i limiti della “società opulenta”, la sua carica di “omologazione”, lo spostamento della sinistra cattolica su posizioni “neo-borghesi” e la deriva del Pci in un “partito radicale di massa”. Rimane da capire, adesso, quale sarà il ruolo di Matteo Renzi in tutto questo processo. Il sindaco di Firenze, per ora, è l’unico battitore libero della sinistra e si pone parzialmente al di fuori di questi schemi concettuali. Sarà interessante vedere se sarà soltanto l’eccezione che conferma la regola oppure se avrà la forza e il coraggio di elaborare una visione del mondo che interrompa un processo storico decennale il cui portato simbolico-culturale, però, è così forte e diffuso che certamente non basteranno alcune convention per sancirne la rottamazione.



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