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BIOETICA/ Il Pd, la Carta d'intenti e quella profezia di Augusto Del Noce

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Non è certo la prima volta che il partito più importante della sinistra italiana parla di temi bioetici e in particolare delle coppie di fatto. L’ultimo documento in ordine di tempo prodotto sul tema è la Carta d’intenti del PD in cui si propone, seppur in modo abbastanza vago, di superare il “bipolarismo etico”, di porre fine alle “diseguaglianze di genere” e di dare un “riconoscimento giuridico” alla “coppia omosessuale”. Il carattere volutamente generico della Carta è il frutto, ovviamente, del lavoro di lima effettuato tra le due culture politiche maggioritarie del partito, quella gramscian-pciista e quella cattolico-progressista. E non è un caso, infatti, che sia Pier Luigi Bersani, esponente di quella tradizione politica che affonda le sue radici nelle viscere profonde del vecchio Pci, che Giuseppe Fioroni, rappresentante, invece, di quel cattolicesimo democratico che ha da sempre cercato un momento d’incontro con le forze della sinistra, abbiano entrambi manifestato sentimenti di soddisfazione per la sintesi ottenuta.
Una sintesi politico-simbolica tutto sommato banale per la cronaca politica – e che assume una qualche importanza solo in vista delle elezioni del 2013 – ma che in realtà, a ben guardare, mette in evidenza almeno tre elementi di lungo respiro e di grande rilevanza storica. Innanzitutto, pone in risalto la continuazione di quel processo di ridefinizione e rimodulazione dell’identità politica della sinistra italiana i cui prodromi teleologici iniziano ad essere rintracciabili per lo meno dalla fine degli anni 60a e che assumono, poi, un carattere progettuale solo alla metà degli anni 80.
In secondo luogo, porta a compimento un processo che sancisce, al tempo stesso, sia la definitiva fusione politica tra gli eredi del gramscismo e del cattolicesimo di sinistra, che, paradossalmente, la loro definitiva marginalizzazione culturale. Una marginalizzazione scaturita dall’affermazione di una nuova cultura politica che non si viene a configurare come la sintesi delle vecchie tradizioni politiche ma che, al contrario, pur appropriandosi dei vecchi contenitori della politica (i partiti), si caratterizza per un nuovo lessico, una nuova dimensione valoriale e una nuova rappresentanza d’interessi. In definitiva, si afferma una nuova cultura politica che fa della laicità, declinata nei modi e nelle forme più diverse, una nuova bandiera identitaria.



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