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ESTATE/ Quell'esperienza della Bellezza così vicina a noi

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Un parco con alcuni alberi in fiore  Un parco con alcuni alberi in fiore

Guide preziose per la contemplazione del frammento, gli artisti possono correre in nostro aiuto anche per porzioni di natura ben più vaste. Caspar David Friedrich, giusto per fare un nome, in questo campo è un vero maestro. Da buon romantico conosce le potenzialità del proprio lavoro e nel creato individua non solo un’inesauribile fonte d’ispirazione, ma anche una delle vie più brevi per conoscere Dio. Osservando le sue opere vengono in mente le parole di Wilhelm Heinrich Wackenroder, uno dei padri del Romanticismo tedesco: «Conosco due lingue meravigliose, che il Creatore diede agli uomini affinché i mortali, per quanto ciò sia loro possibile, possano raggiungere le cose celesti (…). Una di queste lingue è parlata soltanto da Dio, la seconda soltanto da pochi eletti (…). Queste lingue sono la natura e l’arte». Con la natura Friedrich dialoga senza sosta e alle aperture paesaggistiche che dipinge affida la traduzione figurativa delle sue più intime domande, che nei contenuti spesso ricordano Novalis e Kierkegaard. I suoi alberi, le sue rocce, i suoi tramonti, i suoi tratti di mare ci invitano a riflettere sul creato. Siamo parte della natura – sembra suggerirci – e in essa possiamo trovare un alleato per capire più a fondo noi stessi, un alleato che non ci abbandona in nessuna occasione e che può assisterci nell’incontro con l’infinito.

Quando si accosta alla natura, l’arte può prendere in considerazione anche quanto di essa normalmente ci angoscia. Il Cantico di frate Sole, che oltre a essere una delle più intense preghiere della storia cristiana, è una vera e propria poesia (e quindi un’opera d’arte a tutti gli effetti), ad esempio non contempla soltanto le cose che facilitano la nostra vita. Francesco accetta con letizia e umiltà tutto ciò che viene da Dio, dalla bellezza del creato all’utilità delle sue componenti, dalle più diverse situazioni atmosferiche ai momenti di dolore. E proprio le parole di accoglienza per l’«infirmitate», per la «tribulatione» e per la «morte corporale» fanno del suo Cantico uno dei più decisi, pieni e sinceri atti d’amore nei confronti del Creatore e del creato.

L’arte è dunque un ottimo strumento per la riscoperta di quanto è intorno a noi. Destreggiandosi con le parole o con le immagini, con i suoni o con i gesti, riesce a forzare il muro della nostra indifferenza e a scuotere le emozioni. Le opere che si rivolgono alla natura con spirito risoluto, cioè senza cadere in inutili patetismi o in ingenue tentazioni panteistiche, possono davvero riavvicinare ad essa i nostri sensi. Che poi li portino alla scoperta di un frammento minuscolo o all’incontro con uno scenario sconfinato non è particolarmente importante. Ciò che conta è che sappiano insegnarci a considerare ogni cosa con interesse, stupore e umiltà, perché spesso l’esperienza della bellezza è molto più vicina a noi di quanto siamo abituati a pensare.

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