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IDEE/ Richard S., la tentazione dell’"illuminista" che c’è in noi

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Michelangelo, David, 1501-04 (InfoPhoto)  Michelangelo, David, 1501-04 (InfoPhoto)

Convegno di filosofia estetica in Polonia. Per i non addetti, si tratta di una riunione dove si discute su che cosa sia il bello, quali siano i criteri per riconoscerlo, quali siano le sue condizioni e le sue applicazioni. Il che sarebbe, appunto, molto bello se non fosse che si svolge in una sala di cemento di una periferia terrificante. Ma forse l’idea era quella di capire le cose per contrasto e, in ogni caso, non è qui che sta il dilemma.

Il dilemma, invece, nasce dall’autore al centro del convegno, Richard Shusterman, che ha proposto una filosofia del corpo non materialista, una specie di terapia filosofica per avere una vita bella e intelligente (Estetica pragmatista, tradotto in quasi tutte le lingue, italiano incluso). È un’estetica peraltro aperta e democratica, che fa capire che anche i gusti più comuni e la vita di chiunque possono raggiungere e offrire una soddisfazione e una pienezza non più riservata a poche opere esposte in qualche freddo museo. 

Tralasciando la teoria, che ha molti meriti e varrebbe la pena discutere, la cosa curiosa è che egli stesso si propone come icona della propria teoria. E qui la teoria mostra alcune caratteristiche occulte, che di per sé non emergono con la stessa chiarezza dai libri. L’uomo del futuro che Shusterman incarna avrà cura del proprio corpo come parte di un generale benessere corporeo-spirituale (molto vicino alle filosofie orientali) che dà di per sé una grande soddisfazione e per il quale varrebbe la pena vivere. È un uomo che si trova a suo agio in ogni parte del mondo, parlando con garbo e conoscenza - e in molte lingue - di ogni uso e costume che, in qualche modo, ha contribuito alla creazione del proprio benessere cultural-corporeo. L’io così ben costituito da esperienze e pensieri appropriati può diventare spettacolo a se stesso, come Shusterman stesso ha dimostrato in una mostra - esposta nel maggio scorso alla Sorbona - nella quale ha proposto tale esperimento svolto su se medesimo. Il risultato è un raffinato cittadino del mondo, capace di dialogo con ogni cultura, interessato e interessante. La democratizzazione estetica permetterebbe poi a chiunque di diventare così.

Solo che, a un certo punto, in una relazione, uno studente di PhD, americano, ateo, dice: "il fatto è che il cosmopolita estetico che Shustermann in un certo senso rappresenta sembra non essere mai del tutto dentro a quello che fa". Ovviamente ci sarebbero tanti distinguo da fare perché Shusterman non propone un cosmopolitismo ingenuo ma un dialogo tra diverse narrative del sé. Ma il problema rimane. Uno sembra non esserci mai del tutto. La parola inglese è bellissima: wholehearted, con tutto il cuore. Così viene fuori il dilemma: metteteci di mezzo tutta la corporeità e tutta l’intelligenza che volete, ma la questione sta nella definizione dell’io. 



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