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LETTURE/ La "Chiesa" di De Lubac, il segreto di una vita che continua

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La riscoperta dell’identità più autentica di ciò che è la realtà della Chiesa di Cristo era il compito a cui de Lubac desiderava contribuire. Non se l’era nemmeno inventata lui da solo una urgenza di questo genere: dalle correnti profonde di un risveglio verso cui spingevano le coscienze religiose più acute del suo tempo il teologo francese attingeva lo stimolo, il coraggio e molte delle idee per andare oltre i luoghi comuni e le pigrizie incancrenite del conformismo di chi si accontentava di gestire l’esistente, anche quando questo assumeva le vesti vellutate del clericalismo privo di vero ardore e senza attaccamento alla vitalità costitutiva dell’avvenimento cristiano nudo e crudo. De Lubac cita in proposito Guardini: “La Chiesa si è ridestata nelle nostre anime”. Dichiara di riferirsi a grandi autori come Moehler, protagonisti di una riproposizione in chiave creativa del nucleo fondamentale della più compiuta ed equilibrata ecclesiologia cristiana. Mette a frutto la rinascita del senso liturgico e dell’attaccamento alle fonti originarie dell’autocoscienza della fede, che sono innanzitutto quelle bibliche e patristiche, emerso come frutto inaspettato dalle spogliazioni e dai forzati ripensamenti della crisi settecentesca e dell’Ottocento nazionalista e borghese. D’altra parte de Lubac prende apertamente le distanze dalle tendenze conservatrici di una visione più esteriore, gerarchica e disciplinare, individualista e moralista in molti dei suoi esiti pratici di vita vissuta, a cui non era sfuggita la teologia romanocentrica del Vaticano I e che continuava a intrecciarsi, stando al suo giudizio lungimirante, con gli schematismi di un granitico tomismo, irrigidito in sistema invalicabile, spesso amante di una pretesa di egemonia abbarbicata al sogno di inglobare il mondo nelle reti di una cristianità più ancorata al passato che aperta al futuro di una fede ringiovanita nelle sue basi.

De Lubac dovette soffrire molte incomprensioni e si espose a severi provvedimenti punitivi per la franchezza della sua volontà di ritorno al primato genuino di un cristianesimo semplice, trasparente, lieto e tenacemente operoso: non ricercava il consenso a buon mercato, ma si concepiva al servizio di un grande movimento collettivo di auto-rigenerazione dell’amore a Cristo e alla sua Chiesa. Questo movimento di ripresa della percezione del senso autentico dell’identità cristiana aveva conosciuto un momento autorevole di impulso con l’enciclica Mystici corporis Christi di Pio XII, del 1943. Nella scia dell’enciclica de Lubac inscrive la sua Meditazione. E dalle tragedie dei totalitarismi, con il loro seguito di orrori infiniti dell’ultimo conflitto mondiale, il recupero, lento e difficile, di una teologia incarnata nell’humus della comunione vissuta della sequela cristiana arriva fino alle aperture del Vaticano II, al nuovo ruolo di leadership spirituale degli ultimi papi, ai fermenti carichi di forza propositiva dei movimenti comunitari laicali fioriti in parallelo con il declino e le trasformazioni delle vecchie strutture dell’organizzazione ecclesiastica tradizionale.

Vecchio e nuovo si combinano mirabilmente nel sapiente affresco di de Lubac. La Chiesa, per lui, è innanzitutto un mistero da adorare. Trae la sua origine profonda dal cuore stesso di Cristo sulla croce. È la sua Vita che si comunica: è “Cristo continuato”, come già scriveva Bossuet nel Seicento, un principio di esistenza nuova nel mondo, destinato a compiersi nelle sue dimensioni totali nel Regno dei cieli alla fine della storia umana, ma senza nessuna soluzione di continuità rispetto alle anticipazioni che si realizzano nell’ordine provvisorio del tempo che passa. Nessuna dissociazione è possibile nel tessuto coerente della realtà su cui è costruita: l’unità spirituale e “invisibile” del corpo mistico di Cristo è un tutt’uno con l’ordinamento della Chiesa come compagine istituzionale che vive e si sviluppa nel mondo. A modello di Cristo, anche in lei il divino e l’umano si compenetrano senza annullarsi a vicenda.



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