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LETTURE/ Stupirsi di fatti semplici, la lezione del "terzo Chomsky"

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Noam A. Chomsky (InfoPhoto)  Noam A. Chomsky (InfoPhoto)

Quando per la prima volta da ragazzo rivelai ai miei amici che mi interessava il pensiero di Noam Chomsky uno di loro mi chiese a quale dei due Chomsky mi riferissi. Sì, perché l’impatto del pensiero di Noam Chomsky sulla cultura contemporanea era ed è enorme in almeno due filoni distinti: quello dell’analisi dei fenomeni storici, politici e sociali e quello dei fenomeni linguistici. In particolare, per quanto riguarda gli studi sul linguaggio, senza le intuizioni maturate da Chomsky negli anni 50 non ci sarebbero né lo studio moderno delle neuroscienze del linguaggio, del quale il neonato centro di Neurolinguistica (NeTS) qui allo Iuss di Pavia è un esempio chiaro, né la teoria dell’informazione digitale.

D’altronde, come rivela l’“Arts and Humanities citation index” della Thomson Reuters Corporation, il suo nome è stato il più citato al mondo per un lungo periodo − certamente per tutti gli anni 80 e oltre − e uno tra i dieci più citati del Novecento, appena dopo Freud e prima di Hegel.

Ovviamente non caddi nella trappola e capî che si trattava della stessa persona, ma quando nel 1988 a ventisei anni lo incontrai tra i banchi da studente dell’Mit mi resi conto direttamente della profonda ignoranza che mi aveva portato a pensare a due Chomsky.

Bastava, infatti,  pochissima esperienza per arrivare a concludere che non esistevano affatto due Chomsky, ne esistevano tre. Mancava alla rassegna un Chomsky che hanno conosciuto tutti quelli che come me hanno avuto la fortuna di essere suoi studenti a vario titolo (e qui, in questa sala intendo, ci sono rappresentate almeno tre generazioni).

Il terzo Chomsky è il Chomsky che si prende a cuore l’intelligenza e i limiti di ciascuno studente e lo spinge a valorizzarsi al massimo, in totale libertà, fuori dagli schemi didattici formali; è il Chomsky che, ponendo la propria esperienza al servizio dello studente che ha di fronte, lo tratta alla pari (senza risparmiare discussioni anche forti); è il Chomsky che  – parole sue – ti porta a capire il valore educativo dello “stupirsi di fatti semplici”, perche solo questo è il modo per formulare nuove domande. Domande che hanno per Chomsky da sempre al centro il mistero dell'uomo e della libertà.

Ecco perché accanto al politologo e allo scienziato del linguaggio, Noam è, per molti di noi, “semplicemente” un Maestro.

Our ignorance can be divided into problems and mysteries. When we face a problem, we may not know its solution, but we have insight, increasing knowledge, and an inkling of what we are looking for. When we face a mystery, however, we can only stare in wonder and bewilderment, not knowing what an explanation would even look like.” (Noam Chomsky)


(Andrea Moro)



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