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DIBATTITO/ Fanno più "danni" le banche o il pensiero debole?

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Senza le radici cristiane, senza l’illuminismo francese, senza la grande cultura tedesca e senza la musica che è stata prodotta meravigliosamente dagli uomini più inquieti del centro Europa non c’è alcuna ragione per sentirsi europei. Reichlin e Scalfari sbagliano cercando di fondare la necessità dell’Europa sulla indubbia razionalità dell’integrazione economica, perché non colgono la necessità non soltanto della componente politica, ma dello spirito europeo come riscoperta di una comune tradizione che ci ha reso e ci rende diversi dal resto dell’occidente. 

L’Europa si costruisce più negli agriturismi dove gli stranieri si incontrano con il nostro stile di vita e riescono a capirne i mostruosi difetti ma anche gli innumerevoli pregi; si costruisce sempre più nello scambio degli studenti fra università europee senza ostacoli burocratici e restrizioni incomprensibili. Frequentare per un anno una scuola non italiana è un piccolo mattone della costruzione europea. Se vogliamo mettere realmente l’Europa al centro del dibattito elettorale non dobbiamo soltanto limitarci a discutere delle restrizioni economiche, imposte a chiunque chieda l’aiuto europeo, ma dobbiamo creare le condizioni perché si formino aggregazioni politiche davvero europee; sindacati che superino la ristrettezza dei confini aziendali e sviluppino una politica comune del lavoro e dell’occupazione; rapporti interculturali e interreligiosi che rimettano al centro dell’esperienza comune anche la dimensione del sacro e del trascendente. La laicità deve consistere essenzialmente nell’apertura e nell’assenza di pregiudizi verso chi è portatore di altre esperienze e non già nell’imposizione tecnologica di un sapere asettico, privo di alcuno sfondo umano come orizzonte condiviso. 

In tutte le epoche storiche in cui l’Europa, nonostante le guerre civili e le lacerazioni fra gli Stati, ha rappresentato un punto di riferimento per l’intero occidente, lo spirito europeo si è incarnato in grandi movimenti culturali come il Rinascimento italiano, l’Illuminismo francese e il romanticismo tedesco. L’Europa è stata la patria della storia e della memoria del pianeta e solo questa storia, per certi aspetti terribile, di guerre civili e di violenze inaudite ha realizzato alla fine il più originale meticciato del pianeta dove diverse tradizioni e diverse storie hanno creato un’esperienza di apertura e di accoglienza che nessun’altra civiltà ha conosciuto. La straordinaria capacità di integrare la singolarità di ogni vicenda e l’universalità della prospettiva umanistica è il cuore della tradizione europea che può motivare un nuovo slancio vitale verso il futuro.

Chi si candida a governare dopo Monti, se vuole tematizzare la centralità dell’Europa, deve riuscire a proporre nuove istituzioni per creare una vera comunicazione tra popoli diversi e una comune cultura della reciprocità e del riconoscimento. Un grande istituto di storia europea, un grande progetto per gli studenti, nuove sedi per il confronto politico fra le forze che lavorano nella prospettiva di un futuro diverso dall’attuale miseria economicistica che la Zambrano aveva così profeticamente previsto. 



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