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MATTEI/ Non piaceva agli Usa, ma nemmeno a certi italiani...

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Forse qualcuno, e più di uno, non ha mai accettato che tra gli artefici dello sviluppo e del “miracolo economico “ italiano ci fosse un “patriota italiano” che agiva da manager pubblico, da imprenditore dell’industria di Stato. Probabilmente qualcuno non ha mai compreso, o ha fatto finta di non comprendere, che senza l’intraprendenza di Enrico Mattei non solo sarebbe stata “liquidata” (come gli aveva detto il Governo Parri) la vecchia Agip, nata in periodo fascista, ma non sarebbe stata neppure fondata l’Eni, con il grande patrimonio di conoscenza e di tecnica che ancora oggi ha, e la politica energetica italiana sarebbe finita nella mani dei grandi gruppi stranieri, magari con il concorso benevolo degli oligopolisti elettrici italiani. 

Si è insistito piuttosto, anche in questi anni, sulle colpe di Mattei, sulla collusione con la politica, con i “partiti usati come taxi”. Scriveva Italo Pietra: “I miliardi del metano non erano che briciole della grande torta del Palazzo; ma questo Mattei aveva delle idee, dava spirito di corpo a una industria di Stato, rompeva il sonno in testa all’industria privata e alle loro amiche del cartello petrolifero. Era così ingenuo e così sicuro di sé che giocava a carte scoperte, pesava sulla bilancia della politica senza farne mistero, tirava sassi senza nascondere il braccio. Così è diventato un simbolo, una testa di turco e tale è rimasto. Tutti i pretesti sono buoni per prenderlo di mira. Persino i significati dei discorsi più chiari e più degni sono stravolti, a fine polemico. L’amore per la patria è gabellato per febbre nazionalistica, il terzomondismo per mal d’Africa, la lotta alle “Sette sorelle” per passione autarchica, per furore fascistoide contro gli anglosassoni”. 

L’impressione alla fine è che Mattei era senz’altro un personaggio scomodo per gli americani e gli oligopolisti mondiali del petrolio, ma non era neppure tanto comodo per molti italiani, anche di differente o opposta opinione politica, che forse hanno ricevuto come un “miracolo mediatico” la cosiddetta “ossessione di Bascapè”. Forse sarebbe bene ragionare ancora e studiare attentamente quel periodo dell’immediato Dopoguerra italiano, anche alla luce dei progetti di crescita del Paese che non si vedono più da un quindicennio. Chissà che gli esempi dell’imprenditore pubblico Enrico Mattei e dell’imprenditore della “fabbrica come comunità”, Adriano Olivetti, possano suggerire qualche soluzione ai “maghi della finanza” del nuovo rampante capitalismo uscito dagli anni Novanta e franato sui mutui subprime dei derivati.

 



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COMMENTI
19/09/2012 - Le promesse del gatto e della volpe a Pinocchio! (Silvano Rucci)

Commento: La soluzione per i maghi della finanza del nuovo capitalismo rampante uscito dagli anni Novanta, a mio avviso, va ricercata nell’errore di “credere che i soldi potessero generare altri soldi senza dover lavorare”. La moneta infatti la si poteva stampare! L’esempio di Enrico Mattei insieme a quello di Adriano Olivetti è una cosa ben diversa in quanto per questi due Signori il denaro non genera altro denaro ma viene usato esclusivamente per potenziare il lavoro! Se il nuovo capitalismo è franato sui mutui subprime e sui derivati evidentemente è perché il denaro da solo, riprodursi senza il lavoro, non poteva reggere e somiglia molto alle promesse che il gatto e la volpe hanno fatto a Pinocchio!