BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STORIA/ C'è un altro Massimiliano Kolbe che non conosciamo

Pubblicazione:

L'ingresso di Auschwitz (InfoPhoto)  L'ingresso di Auschwitz (InfoPhoto)

Nel 1927, poiché il convento di Grodno era ormai diventato troppo piccolo, fondò non lontano da Varsavia, su un terreno ricevuto in dono, il convento di Niepokalanów (La città dell’Immacolata). 

La sera prima del trasferimento definitivo e Niepokalanów, padre Kolbe rivolse queste parole ai suoi confratelli: Niepokalanów, dove tra poche ore ci recheremo, è il luogo che l’Immacolata ha scelto e destinato unicamente alla diffusione del Suo culto. Tutto ciò che c’è e ci sarà a Niepokalanów è Suo. Anche noi siamo stati scelti dall’Immacolata e per questo siamo divenuti Suoi. Domani è la festa della Presentazione della Santissima Vergine Maria al Tempio. Lei, l’Immacolata, è stata offerta a Dio, e anche noi, alla vigilia della Sua festa, offriamo noi stessi e ci consacriamo come strumenti inutili nelle Sue mani, consacriamoci interamente, senza riserve e per sempre. Nel nuovo convento la nostra dedizione dovrà essere totale. La vita religiosa vi dovrà fiorire in pieno, vi praticheremo soprattutto l’obbedienza. Saremo molto poveri, secondo lo spirito di san Francesco. Ci saranno molto lavoro, molte sofferenze e ogni tipo di scomodità. Osserveremo rigorosamente la nostra Regola, le sante Costituzioni e tutte le norme della vita religiosa, perché Niepokalanów dovrà essere un modello di vita religiosa” (Konferencje (Conferenze), Niepokalanów 1990, pp. 11-12).

Padre Kolbe così descrisse in una lettera ai superiori la missione che egli intuiva per Niepokalanów: “Non solo difendere la fede, contribuire alla salvezza della anime, ma con un ardito attacco, non badando affatto a se stessi, conquistare all’Immacolata un’anima dopo l’altra, un avamposto dopo l’altro, inalberare il suo vessillo sulle case editoriali dei quotidiani, della stampa periodica e non periodica, delle agenzie di stampa, sulle antenne radiofoniche, sugli istituti artistici, sui teatri, sulle sale cinematografiche, sui parlamenti, sui senati, [in una] parola, dappertutto su tutta la terra; inoltre vigilare affinché nessuno mai riesca a rimuovere quei vessilli” (Lettera al Provinciale padre Kornel Czupryk del 21 dicembre 1928; Pisma, 167; Scritti: 199). Qui il Santo afferma con grande chiarezza che l’attività di Niepokalanów ha un carattere missionario e chiede ad ogni monaco lo stesso impegno di chi va in missione. Egli non desiderava altro che la conversione e la santificazione di tutti e per questo i membri della comunità di Niepokalanów, che vi erano entrati con un permesso speciale dei superiori, dovevano essere disposti a sottomettere tutta la propria vita agli scopi e alle opere missionarie per conquistare tutti gli ambiti della vita sociale alla fede e alla vita dentro la Chiesa, esattamente come è per i missionari. 

Nella stessa lettera aggiunse: Immagino Niepokalanów in questo modo, forse è un’esagerazione, ma mi sembra che senza questo eccezionale ideale missionario Niepokalanów non avrebbe ragione di esistere e si ridurrebbe ad un normale luogo monastico-editoriale […] le cui rivistine non hanno aspirazioni elevate, che nel migliore dei casi devono servire come fonte di reddito, pur essendo del resto destinate a finalità nobilissime”.

La tiratura del “Cavaliere” arrivò in pochi anni a quasi un milione di copie e ad esso si accompagnarono “Il Piccolo Cavaliere dell’Immacolata”, per i bambini, con una tiratura di 221mila copie e il “Piccolo Quotidiano” che arrivò a 225mila copie, mentre i membri della Milizia già nel 1927 erano quasi 150mila. Le riviste non si occupavano solo di tematiche strettamente religiose, ma prendevano posizione anche sui problemi sociali, politici e culturali, cosa che provocò la reazione della stampa liberale e laicista, che non perdeva occasione ridicolizzare l’opera di Massimiliano. 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >