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STORIA/ C'è un altro Massimiliano Kolbe che non conosciamo

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L'ingresso di Auschwitz (InfoPhoto)  L'ingresso di Auschwitz (InfoPhoto)

Niepokalanów non era soltanto un convento, ma una vera e propria cittadella, totalmente autonoma ed autosufficiente e perfettamente organizzata, così da svolgere con la maggior efficacia possibile il compito affidatole da Dio e al tempo stesso da valorizzare le capacità e i talenti di ognuno in uno spirito di grande fraternità e comunione: aveva pozzi, fognature, vialetti asfaltati, una ferrovia a scarto ridotto, un garage, una centrale elettrica, un allevamento di bestiame, un allevamento di api, una stazione radio, un ospedale e il cimitero, laboratori di falegnameria, un laminatoio, officine meccaniche, generatori elettrici, e, ovviamente, tutto ciò che era indispensabile al lavoro editoriale: tipografia, impaginazione, distribuzione. In tutto questo c’era ordine, armonia ed efficienza così da non sprecare nessun uomo, nessun talento, nessun paio di mani, ma anche nessun mattone, asse, chiodo o pezzo di carta. Un’infrastruttura così sviluppata serviva ad un unico fine: guadagnare a Dio il maggior numero possibile di anime attraverso l’Immacolata (Padre Jacek Pędziwiatr: Il san Massimiliano che non conosciamo: manager dell’Immacolata).

Nel 1930 padre Kolbe insieme a quattro confratelli lasciò Niepokalanów e si recò in missione in Giappone, a Nagasaki, dove fondò una seconda Niepokalanów con un noviziato e un seminario minore, inoltre fondò dei centri di spiritualità sul modello di Niepokalanów anche in Cina e in India. Nel 1936 l’edizione giapponese del “Cavaliere” aveva già una tiratura di 65mila copie.

Tornò in Polonia nel 1936 per guidare Niepokalanów, che nel frattempo era diventato il più grande monastero cattolico del mondo: nel settembre del 1939 i frati erano quasi 800, e i candidati continuavano ad arrivare in gran numero, basti pensare che il padre guardiano di Niepokalanów disse nel 1935 a un giornalista che tutti gli anni arrivavano circa 1800 domande di candidati, di cui, dopo uno scambio epistolare, ne venivano accettati circa 100, e, dopo il postulandato di sei mesi e il noviziato di un anno, circa la metà prendeva i voti.

In Giappone, Massimiliano aveva scoperto la radio e una volta tornato in patria decise di dar vita ad una stazione radiofonica a Niepokalanów, ma poiché la legge polacca vigente all’epoca non prevedeva una tale possibilità, egli si iscrisse all’associazione polacca dei radioamatori e così la stazione radio iniziò le sue trasmissioni a livello nazionale nel 1937. La radio continuò a trasmettere fino all’occupazione tedesca della Polonia nel 1939 e alla deportazione dei frati in campo di concentramento. Il resto, è noto.

 



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