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IL CASO/ "Essere madri rende stupide". L'Italia cosa risponde?

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Senza scadere in digressioni sulla conservazione della specie, da lasciare alle future scienziate che seguiranno il consiglio dell’autrice – sempre che la generazione prima non decida di essere troppo “intelligente” –, sorprende l’ingenuità con cui Jessica Valenti parla della fatica “maledettamente deprimente” di essere genitori. Suscita stupore che una figlia, ora madre di una bambina di due anni, parli della maternità come se gli unici a dover crescere nel rapporto educativo fossero i figli, mentre gli adulti – che hanno già capito tutto – inseguono i propri sogni e la vera vita, che in fondo continua a scorrere fuori dalla famiglia. Se Jessica Valenti provasse a scendere per un attimo dalla giostra dei sogni, potrebbe chiedersi se a essere cresciuta sia stata solo sua figlia, oppure anche lei.

È quantomeno da supporre che le mamme − soprattutto del terzo millennio − siano di fronte a un lavoro difficile: fra la spesa e il bucato, a volte capita di sentirsi dare della stupida da un’erudita statunitense, perché si è scelto di dare alla luce il futuro della società. E di spendere decenni a investire nell’educazione dei propri figli, perche diventino medici, avvocati ma soprattutto uomini, così che da grandi possano aiutare anche un’anziana femminista a salvarsi da un infarto o ad attraversare la strada, senza darle un calcio citando un pamphlet sulla stupidità dei vecchi.

Signorina Valenti, si lasci suggerire da un maschio il titolo del suo prossimo saggio, o quantomeno un’appendice da aggiungere al suo ultimo libro: Why have Jessica Valenti?


 



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COMMENTI
25/09/2012 - Io rispondo così (claudia mazzola)

Ho 48 anni e non sono mamma, purtroppo. E comunque ero stupida prima e lo sono ancora!

 
25/09/2012 - essere madri (maria gonano)

Date troppa importanza a queste fesserie. Bastano due righe e una stroncatura. Non stiamo a perdere tempo. Leo Aletti

RISPOSTA:

Signor Aletti, non bastano poche righe neanche per risponderle in modo esaustivo, ma faccio un tentativo. Quando si scrive della vita dell'uomo è meglio evitare le stroncature: per tanti anni sulla vita si è scelta la battaglia frontale senza mezzi termini, ma forse i risultati - e il clima che si respira a Milano - suggeriscono di esercitare anche una critica argomentata, piuttosto che reazioni istintive. Se per lei il saggio di Jessica Valenti non vale un soldo, si può anche essere d'accordo. Ma se ritiene che le sue tesi non siano seducenti, purtroppo è sufficiente guardare la polemica scoppiata negli States. E quando si entra nel merito, è bene investire un po' d'inchiostro. LM

 
25/09/2012 - essere madre è un problema? (Claudio Baleani)

Davanti a una bella montagna, davanti al desiderio sessuale e di amore, davanti all’attraente promessa dell’altro sesso, per noi di questa epoca bigotta si apre un dramma. Il problema è che non sappiamo che cosa fare. E non sappiamo che cosa fare perché pensiamo di dover fare qualche cosa. Siccome la vita non l’abbiamo fatta noi, basterebbe assecondarla per ammettere che: sono cose belle che ci arrivano in modo provvidenziale; per quanto belle, non possono bastare per essere felici; negarle, attutirne il valore, astenersene o “regolamentarle” è una violenta e insensata immoralità a cui il nostro corpo si ribella facendo esplodere il desiderio in sogni e deliri. Per tutti questi motivi anche una cosa tanto normale come diventare madri diventa un problema: diventiamo un somaro che, avendo percepito un destino magro e la fine della strada, si impunta e non vuole più andare avanti. Noi, come anche le femministe americane, andiamo compatiti, non criticati.

 
25/09/2012 - Povera madre (Daniele Scrignaro)

… di Jessica Valenti, guardando una figlia così in effetti è comprensibile che le venga da pensare che la madre «è un ruolo maledettamente deprimente». Già qui un fuori pista rivelatore, cioè che la madre sia un “ruolo” e non un “essere” – che è ancora di più che “vocazione”, perché è scritto addirittura nel Dna, non c’è manco bisogno di ascoltare e rispondere –, la donna “è” madre (come l’uomo è padre) oppure “non è”. Madre, magari non biologicamente, per vocazione o per limite. Non per niente Anjeza Gonxha Bojaxhiu è Madre Teresa, ma qui si apre il tema di “madre” è “vergine”, che andrebbe «più in là». Un a-fondo della questione lo ricorda Charles Peguy: «Chi ama viene a dipendere da chi è amato; quale nobile umiltà. Non comanda, domanda, attende, spera, riprende dolcemente, prega. Quale umiltà tutta vestita di nobiltà» (“Il mistero dei santi innocenti”). Privarsi di una esperienza e coscienza così, questo sì “è deprimente”. Grazie degli articoli che ri-centrano la questione.