BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ "Essere madri rende stupide". L'Italia cosa risponde?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

“Io non sono cattiva, è che mi disegnano così”. La giovane femminista americana che vuole sfatare il “mito” della maternità consiglia alle donne intelligenti di non avere figli. 

«Statistiche e studi scientifici parlano chiaro. Altro che stagione idilliaca nella vita di ogni uomo e donna, avere figli rende gli individui “meno felici e più depressi”». Nel suo ultimo saggio Why have kids?, Jessica Valenti è lapidaria e senza fiocchi: la scrittrice evangelica fondatrice del blog Feministing, ora al settimanale The Nation e al Berkman Center di Harvard, vuole fare a pezzi la convinzione che la famiglia contribuisca alla felicità della donna. Così sostiene che per la società femminile americana la prole è un’imposizione culturale più che un desiderio e, dopo aver scardinato con altri libri il mito della purezza virginale, si scaglia con forbici e pennino contro i figli, un altro muro che divide la società contemporanea dal futuro. Fosse solo una femminista statunitense resterebbe un colpo di testa accademico, ma le sue origini italiane spingono ad approfondire. Non tanto per patriottismo – “io non mi sento italiano” e gli Europei non li abbiamo vinti –, quanto per una qualche simpatia verso gli italo-americani. E forse per tracciare un ponte fra gli Stati Uniti e l’Italia, che potrebbe risvegliare la discussione sulle politiche per la famiglia, un tema che nel nostro paese – più che obsoleto – sembra ormai fuori tendenza, tanto da imbarazzare una qualsiasi discussione pubblica al riguardo. 

Da circa mezzo secolo, l’Italia è una rilevante importatrice delle mode e dei costumi americani – dai Suv ai meno noti agenti letterari –, ma non si è mai accorta dell’attenzione che l’America dedica alla famiglia. Se negli Usa la società è più forte e ha saputo reagire con maggiore rilancio e resiliency alla crisi, una delle ragioni – forse ignorata da Jessica Valenti – è che «gli Stati Uniti non vivono l’“inverno demografico” dell’Europa. C’è molta energia creativa nel paese. Perciò gli americani possono costruire ancora un futuro umano e decente», come ha detto George Weigel in una recente intervista. Ma forse sarebbe sufficiente una sbirciatina ai nostri concittadini europei, che potrebbe offrire un paradosso curioso: nella terra che ospita (e talvolta custodisce) lo Stato della Chiesa, dove il partito più longevo e rappresentativo ha portato il nome di “Democrazia cristiana”, la famiglia si è ritrovata in soggezione anche sotto l’aspetto economico, diversamente da molti paesi laicisti e pro-aborto dell’Europa del Nord (si vedano gli Stati della Scandinavia).



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
25/09/2012 - Io rispondo così (claudia mazzola)

Ho 48 anni e non sono mamma, purtroppo. E comunque ero stupida prima e lo sono ancora!

 
25/09/2012 - essere madri (maria gonano)

Date troppa importanza a queste fesserie. Bastano due righe e una stroncatura. Non stiamo a perdere tempo. Leo Aletti

RISPOSTA:

Signor Aletti, non bastano poche righe neanche per risponderle in modo esaustivo, ma faccio un tentativo. Quando si scrive della vita dell'uomo è meglio evitare le stroncature: per tanti anni sulla vita si è scelta la battaglia frontale senza mezzi termini, ma forse i risultati - e il clima che si respira a Milano - suggeriscono di esercitare anche una critica argomentata, piuttosto che reazioni istintive. Se per lei il saggio di Jessica Valenti non vale un soldo, si può anche essere d'accordo. Ma se ritiene che le sue tesi non siano seducenti, purtroppo è sufficiente guardare la polemica scoppiata negli States. E quando si entra nel merito, è bene investire un po' d'inchiostro. LM

 
25/09/2012 - essere madre è un problema? (Claudio Baleani)

Davanti a una bella montagna, davanti al desiderio sessuale e di amore, davanti all’attraente promessa dell’altro sesso, per noi di questa epoca bigotta si apre un dramma. Il problema è che non sappiamo che cosa fare. E non sappiamo che cosa fare perché pensiamo di dover fare qualche cosa. Siccome la vita non l’abbiamo fatta noi, basterebbe assecondarla per ammettere che: sono cose belle che ci arrivano in modo provvidenziale; per quanto belle, non possono bastare per essere felici; negarle, attutirne il valore, astenersene o “regolamentarle” è una violenta e insensata immoralità a cui il nostro corpo si ribella facendo esplodere il desiderio in sogni e deliri. Per tutti questi motivi anche una cosa tanto normale come diventare madri diventa un problema: diventiamo un somaro che, avendo percepito un destino magro e la fine della strada, si impunta e non vuole più andare avanti. Noi, come anche le femministe americane, andiamo compatiti, non criticati.

 
25/09/2012 - Povera madre (Daniele Scrignaro)

… di Jessica Valenti, guardando una figlia così in effetti è comprensibile che le venga da pensare che la madre «è un ruolo maledettamente deprimente». Già qui un fuori pista rivelatore, cioè che la madre sia un “ruolo” e non un “essere” – che è ancora di più che “vocazione”, perché è scritto addirittura nel Dna, non c’è manco bisogno di ascoltare e rispondere –, la donna “è” madre (come l’uomo è padre) oppure “non è”. Madre, magari non biologicamente, per vocazione o per limite. Non per niente Anjeza Gonxha Bojaxhiu è Madre Teresa, ma qui si apre il tema di “madre” è “vergine”, che andrebbe «più in là». Un a-fondo della questione lo ricorda Charles Peguy: «Chi ama viene a dipendere da chi è amato; quale nobile umiltà. Non comanda, domanda, attende, spera, riprende dolcemente, prega. Quale umiltà tutta vestita di nobiltà» (“Il mistero dei santi innocenti”). Privarsi di una esperienza e coscienza così, questo sì “è deprimente”. Grazie degli articoli che ri-centrano la questione.