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IDEE/ Noi, vittime dell’ambientalismo che ci "sbrana"

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Ambientalisti tedeschi in azione (InfoPhoto)  Ambientalisti tedeschi in azione (InfoPhoto)

Il grande predatore ha così assunto un connotato taumaturgico e salvifico. Il suo ritorno, gabellato quale “biologicamente necessario” sulla base di un autoritarismo tecnocratico che si fa forte di linguaggi “ecologici” senza fondamento scientifico, è in realtà funzionale a una “rinaturalizzazione” che risponde ad esigenze ideologiche, simboliche ed economiche della società metropolitana. L’economia globale che desidera il pieno controllo sulle risorse desidera allontanare dalla terra quelle comunità che, nelle aree “marginali”, resistono in economie parzialmente autosufficienti. Nelle montagne e nelle altre aree si vuole mano libera per sfruttare le riserve idriche, il legname, la biodiversità. Orso e lupo sono fatti accettare alle popolazioni riciclandoli in campioni di buonismo, e mescolando una presunta legittimazione scientifica (“l’orso è vegetariano”, “il lupo non attacca l’uomo”) con i motivi dell’Eden e dell’escatologia (l’agnello e il lupo che convivono pacificamente). 

Ciò mentre al tempo stesso si eccita l’immaginario della borghesia urbana in pantofole con motivi che pescano nello stesso materiale simbolico che ha costruito il ruolo totemico di questi animali (dai cacciatori paleolitici a Hitler), eretti a simboli di cultura guerriera e aristocratica, a trasposizione e rappresentazione del potere. Il sentimento popolare che riflette l’esperienza delle comunità di montagna viene dileggiato, viene rimarcata l’inferiorità sociale di pastori, contadini, montanari (legati a pregiudizi irrazionali) riaffermando i confini tra i detentori del potere e gli esclusi. 

La strategia propagandistica attuata dai gruppi di pressione animal-ambientalisti è chiara, così come sono chiari i motivi per cui essa riceve un ampio supporto dai gruppi di potere. La nuova religione della natura incontaminata, che vede l’uomo come un nemico (“l’unica specie nociva è l’uomo” è uno slogan in voga tra questi animal-ambientalisti) è espressione di un cupo nichilismo.

Dietro queste espressioni surrogatorie, schizofreniche e disperate vi è l’aspirazione ad una dimensione in cui il sacro e il fatto religioso possano riacquistare lo spazio negato. 



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