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DIBATTITO/ Da Reagan alla Merkel, la parabola di un sogno sconfitto

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In altre parole, il bene comune è un principio superiore alla proprietà privata; quindi è questa seconda che si deve adattare al primo. “La proprietà privata, infatti, quali che siano le forme concrete dei regimi e delle norme giuridiche ad essa relative, è, nella sua essenza, solo uno strumento per il rispetto del principio della destinazione universale dei beni, e quindi, in ultima analisi, non un fine ma un mezzo. L'insegnamento sociale della Chiesa esorta a riconoscere la funzione sociale di qualsiasi forma di possesso privato, con il chiaro riferimento alle esigenze imprescindibili del bene comune” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 177-8).

Se lo stato è l'istituzione che si occupa del bene comune, la dottrina liberista non conosce limiti al restringimento degli interventi dello stato, se non quelli per cui lo stato, costruendo le infrastrutture, favorisce il libero mercato. Di fatto, nella dottrina liberista, lo stato, da difensore e promotore delle libertà dell'uomo, viene ridotto a difensore e promotore del libero mercato. E il cittadino viene ridotto a consumatore.

In questo senso, la dottrina liberista è sicuramente incompatibile con la dottrina cattolica sociale; ma è parimenti in contrasto con chiunque voglia affermare il primato dell'uomo rispetto all'economia. Tale affermazione nasce dal riconoscimento del principio di verità (in questo caso, la verità consiste nell'affermazione del vero bene per l'uomo). Storicamente, tale principio, in Europa, è stato portato e trasmesso dalla dottrina cattolica, attraverso lo strumento dell'autorità. L'autorità doveva (e deve) quindi essere al servizio della verità. Quando l'autorità ha tradito il suo compito, chi ha contestato l'autorità per affermare la verità ad un certo punto ha ritenuto opportuno andare a vincere la partita con l'autorità a tutti i costi, a qualsiasi costo. E così a rimetterci è stata la verità.

Uno dei principali attori di questo processo culturale, è inutile negarlo, è stato il protestantesimo luterano. Qui non si intendono negare le gravi colpe e le responsabilità in campo cattolico, ma si intende affermare con altrettanta chiarezza che la “soluzione” protestante è stata quella, per usare un modo di dire popolare, di buttare il bambino insieme all'acqua sporca (buttare la verità insieme all'autorità).

Ma senza una autorità, che richiami ad una norma oggettiva e ad un valore oggettivo, il massimo bene concepibile diventa la persona definita come soggetto individuale, non la persona definita come soggetto relazionale collocata in un contesto sociale. Da queste due visioni sull'uomo nascono le due diverse concezioni sulla prevalenza della libertà (intesa come libertà totale, libertà da tutte le regole; la libertà come definizione del bene ultimo per l'uomo) o del bene comune (in questo caso il bene comune diventa l'ambiente ideale dentro il quale collocare la libertà e gli altri diritti inviolabili dell'uomo).

Storicamente, è evidente, la cultura luterana, almeno in campo economico, ha avuto la meglio proprio grazie all'affermazione del liberismo. Non a caso, Adam Smith è inglese, mentre la Chiesa Cattolica ha continuato nei decenni a sviluppare una propria dottrina sociale attraverso una lunga serie di encicliche, che hanno sempre meglio definito il pensiero cristiano in materia. Dalla Rerum Novarum (1891) in poi, la produzione di lettere Encicliche in materia sociale è stata intensissima. Questo è l'elenco completo:  Quadragesimo Anno (1931); Divini Redemptoris (1937); Mater et Magistra (1961); Pacem in Terris (1963); Popolorum progressio (1967); Octuagesima adveniens (1981); Laborem excercens (1981): Sollecitudo rei socialis (1987); Centesimus Anno (1991); fino alla recentissima Caritas in Veritate (2009).



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COMMENTI
23/09/2012 - Liberismo (Leonardo Pavese)

Non c'è nessuna contraddizione fra cattolicesimo e liberismo. L'idea di "bene comune" è un'idea che conduce alla pianificazione centralizzata statalista dell'economia (a proposito: è quella che è fallita, non il liberismo), diretta da un collegio di "saggi", i quali presumibilmente sanno quello che è bene per tutti. L'individuo, in quanto unico e creato a immagine di Dio è supremo. I diritti individuali sono inviolabili, a cominciare dalla vita; e certamente comprendono la proprietà privata (che tra l'altro è anche considerata inviolabile dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). Se poniamo il "bene comune" al di sopra dell'individuo, ci mettiamo nelle mani dello stato. Di stato si muore. La croce è il simbolo dell'individuo che vi si oppone (allo stato), e muore, ma risponde solo alla legge divina. A proposito, ci sono numerosi autori cattolici, liberisti e libertari: Lew Rockwell Jr., Randy England, Joe Sobran, Leonard Liggio, Thomas E. Woods. Vi consiglio di leggerli. Sono tutti americani; sarà che forse dalla terra del liberismo arriva qualcosa di buono?

 
07/09/2012 - Bene (Mariano Belli)

Che bell'articolo! E annoto con piacere che le voci contrarie alla dittatura bancaria aumentano ogni giorno di più...è quello che ci vuole!

 
07/09/2012 - Commento rapido (Diego Perna)

Monti dice abbiamo scampato il crollo, c' è tutta la stampa e i media che osannano Draghi salvatore di banche e di spread, la Grecia l'abbiamo dimenticata, le borse non si possono tenere e Lei scrive proprio oggi un articolo come questo. Mi sa che come tempismo non è azzaccato, la crisi, se non l' ha ancora capito, è finita! Anzi non è mai iniziata.