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CAMUS/ Rieux e quel mare africano che sfida la misura della ragione

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Ma, se vale questa equazione tra conoscenza e conoscenza matematica, allora se ne deve concludere che non è possibile conoscere nessuna verità se non attraverso il metodo matematico e che, dunque, la conoscenza umana (che è qualcosa d’altro dalla conoscenza esatta) non può arrivare alla verità. Siamo al razionalismo, radice profonda dell’intolleranza, che (a dispetto dei cantori odierni del relativismo) si basa non sull’affermazione della verità, ma (al contrario) sulla pretesa (pregiudiziale) di sostenere che la verità o non è conoscibile o (peggio) non esiste. Solo se sono aperto alla possibilità che esista la verità e che sia in qualche modo conoscibile, rispetto le opinioni di tutti; altrimenti, sono portato a bollare come falsa ogni opinione altrui, per il semplice fatto che non coincide con la mia.

Il discorso sarebbe lungo (e affascinante), anche se vale comunque la pena ricordare che, certo, esiste una tolleranza che non si basa sull’affermazione della verità, ma non è autentica tolleranza, trattandosi soltanto di semplice convivenza: una sorta di pace armata tra due (o più) litiganti che si mettono d’accordo non perché comprendono le ragioni l’uno dell’altro, ma semplicemente perché estenuati dalla lotta. Non sono temi astratti, perché la comprensione delle ragioni dell’altro è anche la dinamica dell’amicizia. E dell’amore, che implica (anche) la dimensione dell’amicizia.

"Sa cosa dovremmo fare per l’amicizia?" chiede, nella Peste di Camus, Tarrou al dottor Rieux, il protagonista del romanzo. "Quello che lei vuole", dice Rieux. "Un bagno in mare; anche per un futuro santo, è un degno piacere". C’è una liberazione che non viene soltanto dalla nostra misura, ma da quel mare immenso, quel Mediterraneo sulle cui sponde africane Camus nacque, forse la più potente forza ispiratrice della prosa di Camus, segno di un significato totale per l’uomo:

"Poco dopo l’automobile si fermava presso i cancelli del porto. Si era levata la luna, un cielo lattiginoso proiettava pallide ombre dappertutto. Dietro di loro digradava la città, e ne veniva un soffio caldo e malato a sospingerli verso il mare […] Il mare ansava dolcemente ai piedi dei grandi blocchi del molo, e quand’essi li ebbero superati, apparve spesso come un velluto, flessibile e liscio come una belva. Si  misero sugli scogli rivolti al largo. Le acque si gonfiavano e calavano lentamente. La calma respirazione del mare faceva nascere e sparire dei riflessi oleosi alla superficie delle acque. Davanti a loro la notte era senza limiti. Rieux che si sentiva sotto le dita la faccia butterata degli scogli, era pieno di una strana gioia".



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