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IL CASO/ Ebrei e russi, la riconciliazione ha bisogno della storia

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Nel coro degli elogi qualcuno, sulla stampa russa, ha commentato che forse il tecnologismo spinto ha un po’ preso la mano, favorendo la dimensione spettacolare a scapito del contenuto, della palpabile presenza degli oggetti materiali della storia: e qui si apre il discorso sulla sostanza di tutto questo enorme sforzo creativo. L’ebraismo è un tema enorme e critico per la Russia, irto di spunti polemici da ambo le parti, perché se gli ebrei possono rimproverare ai russi i pogrom antiebraici dello zarismo e l’antisemitismo staliniano, i russi possono rimproverare la forte presenza ebraica tra i terroristi e nel movimento rivoluzionario. Ma direi che l’impegno degli ideatori è stato d’ampio respiro e molto serio nell’evitare partigianerie e imbarazzati silenzi, innanzitutto il silenzio più facile oggi, quello sul nucleo religioso: il primo passo nel museo, infatti, è rappresentato da un filmato introduttivo che narra succintamente la storia del popolo ebraico e del suo rapporto con Dio, senza il quale niente di ciò che è accaduto dopo sarebbe spiegabile. 

Poi, a commento dei dati storici e statistici sulla diaspora mondiale del popolo ebraico, troviamo la ricostruzione dolce e malinconica ad un tempo degli shtetl, i villaggi ebraici di Bielorussia, Ucraina e paesi baltici, con la loro miseria intessuta di tradizioni secolari; ne sentiamo persino le voci e i canti originali, registrati a suo tempo dagli etnologi. Dalla nostalgia per questo mondo armonioso violato dai pogrom e da leggi che non lasciavano speranza, sorge la domanda bruciante che viene posta direttamente al visitatore: cosa dovevano fare gli ebrei, stretti fra un ambiente ostile e le promesse utopiche dell’ideologia marxista? Così, senza giustificare nulla ma senza neanche scaricare sugli altri tutte le colpe, è spiegata con pacatezza l’adesione ebraica alla rivoluzione. Un’illusione, come si mostra subito dopo, pagata a caro prezzo dagli ebrei. Questo è solo un esempio di come il percorso museale spieghi con dati e fatti, senza retorica e proclami, i nodi di una storia spesso tragica che ha ridotto la più grossa comunità ebraica al mondo dai 5 milioni iniziali agli attuali 150mila. 

Il nuovo museo di Mosca mostra che in Russia è possibile fare storia senza essere apologetici, fare memoria senza accusare; che è possibile essere rigorosi senza rinunciare a trasmettere il vivo senso umano del passato. Senso che è dato attraverso gli elementi storici, etnografici, culturali offerti in modo affascinante: per capire basta aver voglia di toccare, ascoltare e guardare; il percorso offre 18 ore di materiali video oltre alle fotografie e agli audio, la lettura e l’ascolto di tutti i materiali a disposizione richiederebbe 48 ore. 



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