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IL CASO/ Ebrei e russi, la riconciliazione ha bisogno della storia

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Qui si vede l’essenziale presenza ebraica in tutti i campi dell’arte, della scienza, della letteratura russa e sovietica; si mostrano luci ed ombre di un mondo assolutamente speciale e sconosciuto. Non si può dar torto al direttore Boruch Gorin, secondo il quale si tratta di un museo “molto serio” che si pone degnamente su un alto livello accademico. Ed è, mi pare, una sorta di “trattato di pace” con il mondo russo che lo ospita, cui si riconosce, una volta per tutte, strettamente legato. Per questo, abbandonati i conti dei meriti e dei torti, persino al di là delle tentazioni antisemite, suona paradossale ma vero quanto ha detto il presidente Peres all’inaugurazione: “Mia mamma mi cantava i canti russi… Ed io sono venuto a dirvi grazie. Grazie per i mille anni di ospitalità”.

 



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