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IL CASO/ Ebrei e russi, la riconciliazione ha bisogno della storia

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Dall’8 novembre scorso Mosca è una grande metropoli non solo per i milioni di abitanti, per il business, per gli hotel di lusso, per la densità di spettacoli e mostre ma anche per la presenza di uno strepitoso museo ultramoderno, tutto virtuale e interattivo, che regge il confronto con i musei più all’avanguardia a livello mondiale. Il museo è dedicato alla storia dell’ebraismo russo ed è al tempo stesso un “centro sulla tolleranza”, aperto a tutta quella sfera di problemi interetnici ed interculturali di cui gli ebrei hanno tante volte sperimentato la durezza nella storia.

L’iniziativa di “rendere in modo visuale la vita quotidiana e la cultura degli ebrei russi”, come pure di illustrare la storia russa attraverso il prisma di una delle sue minoranze, appartiene alla Federazione delle comunità ebraiche di Russia, e in particolare al suo presidente Aleksandr Boroda e al rabbino capo Berel Lazar. Si è veramente saputo creare una potente sinergia attorno a questo progetto, che ha richiamato grossi capitali privati ma ha coinvolto lo stesso governo russo e il municipio di Mosca: si dice che Vladimir Putin abbia offerto una sua retribuzione mensile, e che il direttore dell’Fsb (ex Kgb) abbia contribuito donando 16 documenti riguardanti Raoul Wallenberg;  dal canto suo, nei primi anni duemila il municipio di Mosca ha concesso in uso gratuito alla Federazione delle comunità ebraiche un edifico storico di 17mila mq, un garage per autobus progettato negli anni ‘20 in stile costruttivista. Tuttavia hanno molto contribuito anche la comunità ebraica mondiale e lo Stato d’Israele, il cui presidente Shimon Peres (nato in un villaggio bielorusso) era presente all’inaugurazione ufficiale, accanto al ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. In più, l’autore del progetto è l’architetto ebreo americano Ralph Appelbaum, una vera autorità mondiale che nel suo lavoro si fa coadiuvare da designer, editor, storici, specialisti di psicologia infantile, un poeta, un pittore e un astrofisico; al suo attivo ha già il Memoriale dell’olocausto a Washington, definito come una vera pietra miliare nel campo della museologia.

Considerato il rilievo delle personalità presenti all’inaugurazione, il budget di 50 milioni di dollari, la fama del progettista, si può dire che c’erano tutte le premesse perché ne venisse fuori qualcosa di eccezionale, e l’opera ha mantenuto le promesse: il Museo ebraico di Mosca è il più grande al mondo, e affascina col suo dispiegamento di alta tecnologia: dai numerosi touchscreen, al diorama con i cinegiornali della seconda guerra mondiale, agli ologrammi, al filmato su schermo panoramico 4D, una tecnica che combina l’elemento tridimensionale con gli effetti fisici come le poltrone mobili, gli spruzzi d’acqua, le luci laser, il vento. Si può dire che il vastissimo complesso del museo è un’autentica creatura del XXI secolo, perché solo quindici anni fa alcune delle tecnologie usate non sarebbero state disponibili.



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