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IDEE/ Se il "papà" del salario minimo non è Marx ma il liberale Hayek

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Sul muro di Berlino un disegno raffigura il famoso bacio tra Leonid Breznev e Erich Honecker del 1979 (InfoPhoto)  Sul muro di Berlino un disegno raffigura il famoso bacio tra Leonid Breznev e Erich Honecker del 1979 (InfoPhoto)

In Legge, legislazione e libertà, Hayek sostiene che molte delle comodità capaci di rendere tollerabile la vita in una città moderna vengono fornite dal settore pubblico: “La maggior parte delle strade [...], la fissazione degli indici di misura, e molti altri tipi di informazione che vanno dai registri catastali, mappe e statistiche, ai controlli di qualità di alcuni beni e servizi”. 

È chiaro, inoltre, che l’esigere il rispetto della legge, la difesa dai nemici esterni, il campo delle relazioni estere sono attività dello Stato. Ebbene, per Hayek, ci sarebbe qualcosa che va decisamente otre tutto ciò, dal momento che “pochi metteranno in dubbio che soltanto questa organizzazione [dotata di poteri coercitivi: lo Stato] può occuparsi delle calamità naturali quali uragani, alluvioni, terremoti, epidemie e così via, e realizzare misure atte a prevenire o rimediare ad essi”. Per questa ragione, appare del tutto evidente “che il governo controlli dei mezzi materiali e sia sostanzialmente libero di usarli a propria discrezione”. A questo punto della riflessione, Hayek prende in considerazione un’altra classe di rischi, nei confronti della quale è necessario che lo Stato presti grande attenzione. Le considerazioni dell’economista austriaco assumo una decisiva importanza e sembrerebbero smentire una serie di luoghi comuni che, a detta del filosofo Dario Antiseri, stanno a dimostrare quanto siano poco documentate alcune interpretazioni del pensiero di Hayek: “vi è ancora – scrive Hayek – tutta un’altra classe di rischi rispetto ai quali è stata riconosciuta solo recentemente la necessità di azioni governative, dovuta al fatto che come risultato della dissoluzione dei legami della comunità locale e degli sviluppi di una società aperta e mobile, un numero crescente di persone non è più strettamente legato a gruppi particolari su cui contare in caso di disgrazia. Si tratta del problema di chi, per varie ragioni, non può guadagnarsi da vivere in un’economia di mercato, quali malati, vecchi, handicappati fisici e mentali, vedove e orfani – cioè coloro che soffrono condizioni avverse, le quali possono colpire chiunque e contro cui molti non sono in grado di premunirsi da soli, ma che una società la quale abbia raggiunto un certo livello di benessere può permettersi di aiutare”.

Una prima considerazione che possiamo svolgere dopo aver letto il brano di Hayek riguarda il fatto che solo una società aperta e dinamica, che abbia abbracciato la “logica di mercato”, può permettersi il conseguimento di fini umanitari, e lo può fare in quanto è relativamente ricca, e può farlo tramite operazioni che Hayek definisce fuori mercato e non con manovre che siano correzioni del mercato ovvero “interferenze” sul medesimo. Hayek non si limita a prescrivere un ruolo attivo dello Stato, ma ci dice anche la ragione: “Assicurare un reddito minimo a tutti, o un livello sotto cui nessuno scenda quando non può più provvedere a se stesso, non soltanto è una protezione assolutamente legittima contro rischi comuni a tutti, ma è un compito necessario della Grande Società in cui l’individuo non può rivalersi sui membri del piccolo gruppo specifico in cui era nato”. Sottolinea, inoltre, che “un sistema che invoglia a lasciare la relativa sicurezza goduta appartenendo ad un gruppo ristretto, probabilmente produrrà forti scontenti e reazioni violente, quando coloro che ne hanno goduto prima i benefici si trovino, senza propria colpa, privi di aiuti, perché non hanno più la capacità di guadagnarsi da vivere”.



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