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IDEE/ Se il "papà" del salario minimo non è Marx ma il liberale Hayek

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Sul muro di Berlino un disegno raffigura il famoso bacio tra Leonid Breznev e Erich Honecker del 1979 (InfoPhoto)  Sul muro di Berlino un disegno raffigura il famoso bacio tra Leonid Breznev e Erich Honecker del 1979 (InfoPhoto)

Sulla stessa scia di Hayek si collocano altri tre liberali: Luigi Einaudi, Luigi Sturzo e Wilhelm Röpke. In particolare, Einaudi, come ci ricorda Enzo Di Nuoscio, individua tre compiti fondamentali a cui deve assolvere uno Stato liberale: a) fissare le regole che, da un lato, impediscano all’economia di mercato di degenerare e, dall’altro, le consentano di produrre efficienza economica e solidarietà sociale, nonché di essere un baluardo per la democrazia politica; b) garantire un livello minimo di vita a tutti i cittadini; c) assicurare il rispetto della legge, al fine di proteggere e promuovere le libertà individuali e di garantire un idoneo habitat giuridico-istituzionale per l’economia di mercato.

Con riferimento alle politiche attive contro la povertà, Einaudi, in piena sintonia con Wilhelm Röpke, nelle sue Lezioni di politica sociale, riteneva che la “legislazione sociale” di uno Stato liberale deve avere come obiettivo strategico quello di “avvicinare, entro i limiti del possibile i punti di partenza” degli individui, affermando “il principio generale che in una società sana l’uomo dovrebbe poter contare sul minimo necessario per la vita”. Si badi bene, un minimo che non induca i singoli all’ozio, che “non sia un punto di arrivo ma di partenza; una assicurazione data a tutti gli uomini perché tutti possano sviluppare le loro attitudini”.

Le posizioni di Hayek, di Einaudi, ma anche di Sturzo e di Röpke, stanno a dimostrare che la prospettiva liberale può essere profondamente solidale e, a differenza del solidarismo statalista, avrebbero il merito di non cadere nel trade-off “giustizia-libertà”, in quanto tutte fanno perno sul principio liberale e cattolico della sussidiarietà come leva per promuovere la giustizia. Si tratta di una nozione di giustizia sociale fondata sulla responsabilità e sulla libertà, nonché sulla capacità delle singole persone di dar vita ad una complessa rete di corpi intermedi, pronti ad intervenire per promuovere e difendere materialmente e sostanzialmente la dignità della persona umana. Alla Stato spetta il compito di vigilare che ciascuno adempia ai propri compiti e di intervenire in via sussidiaria e temporanea, affinché chi oggi versa nel bisogno, in forza dell’aiuto ricevuto, domani possa essere a sua volta attivo protagonista della solidarietà sociale.

In definitiva, senza scomodare un riottoso Marx che, obiettivamente, mal digeriva soluzioni che avessero protratto il sistema capitalistico, piuttosto che abbreviare le doglie del parto della rivuluzione, le prospettive di Hayek e di Einaudi qui brevemente presentate, pur nelle differenze, assumono tutte un comune principio liberale e che finisce per accomunare l’esperienza italiana, tedesca ed anglosassone: lì dove c’è miseria, la libertà non ha cittadinanza e dove la libertà non può esprimersi, la miseria non trova ostacoli.



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