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LETTURE/ Quel progetto di "libertà" che unisce M. Sanger, i nazisti e l'Onu

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Adolf Hitler con alcuni suoi generali (Immagine d'archivio)  Adolf Hitler con alcuni suoi generali (Immagine d'archivio)

Come è dunque possibile che questa figura, ben nota nei paesi anglosassoni e la cui opera ha avuto e ha un rilievo enorme a livello mondiale (il famoso H. G. Wells nel 1935 arrivò ad affermare: “quando la storia della nostra civiltà verrà scritta, sarà una storia biologica, e M. Sanger sarà la sua eroina”) sia ancora oggi praticamente ignota in Italia, al punto che il testo di Tanzilli è la prima monografia scientifica in lingua italiana?

Tra le tante ragioni che possono aver condotto a stendere finora un velo di oblio sulla storia e le ragioni di questa paladina dell’emancipazione delle donne e dei metodi eugenetici, c’è sicuramente il fatto che la sua storia rivela qual è il vero humus antropologico della campagna per l’emancipazione delle donne attraverso il “libero riappropriarsi del proprio corpo” e quali ne sono le inevitabili conseguenze.

Dall’analisi delle radici culturali dell’ideologia sangeriana Tanzilli fa emergere che l’adesione alla dottrina eugenista (che privilegerà nella seconda parte della sua vita rispetto all’ideale rivoluzionario, cosa che ha portato molti a sostenere l’esistenza di un’involuzione conservatrice ed autoritaria nel suo pensiero rispetto alle giovanili premesse libertarie) è stata un elemento comune agli intellettuali radicali dai quali la Sanger ha tratto ispirazione per elaborare il principio del controllo delle nascite, intellettuali con alcuni dei quali la femminista era in rapporto, ancor prima di avviare la sua attività propagandistica a favore della nuova causa. Ciò induce l’autore a sostenere con solide argomentazioni che la sua adozione di una prospettiva eugenista costituisca non tanto un tradimento degli ideali progressisti della giovane Margaret, ma ne sia piuttosto il coerente svolgimento : “Il nucleo ideologico comune alle diverse fonti impiegate da Margaret per redigere i suoi scritti sembra consistere in un peculiare individualismo radicale, imperniato su una concezione dell’uomo inteso come essere totalmente autonomo, appartenente esclusivamente a se stesso, del tutto indipendente da qualsiasi legame sociale o istituzionale, con piena facoltà di decidere in merito a ogni aspetto della propria vita (dalle relazioni affettive alla riproduzione) a prescindere da prescrizioni di carattere etico o religioso”.

La prospettiva di edificare una «nuova morale», in base alla quale la coscienza avrebbe dovuto coincidere con la volontà individuale, costituiva quindi una sorta di fil rouge che attraversava gli scritti della Sanger e dei suoi amici  progressisti di inizio Novecento.

Il progetto del birth control era finalizzato all’edificazione di una «società pulita e intelligente» cui bisognava consacrare, come a una sorta di «nuova religione», l’intera vita del singolo e della società: “Intendevo suggerire – dice espressamente la Sanger −  alle donne che nel ventesimo secolo dovevano dare se stesse alla scienza così come in passato avevano consegnato la propria vita alla religione”.



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