BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Quel progetto di "libertà" che unisce M. Sanger, i nazisti e l'Onu

Pubblicazione:

Adolf Hitler con alcuni suoi generali (Immagine d'archivio)  Adolf Hitler con alcuni suoi generali (Immagine d'archivio)

Ma se l’adozione di una prospettiva scientista non contrastava, anzi corroborava la lotta per il riconoscimento del diritto individuale alla regolamentazione dell’attività sessuale e riproduttiva, come è possibile che la Sanger sia diventata progressivamente paladina dell’intervento dello Stato nella programmazione di una seria politica eugenetica? Come nota Tanzilli questo accade per la contraddizione intrinseca della sua prospettiva antropologica: “Infatti, nella visione antropologica alla base del birth control movement ogni donna era al contempo sia depositaria del diritto a una libertà totale, sia responsabile del futuro dell’intera razza. Ogni scelta in merito alla sessualità e alla riproduzione era di esclusiva competenza del singolo individuo, ma tale scelta aveva un impatto enorme sulla popolazione futura e rendeva perciò indispensabile l’intervento dell’autorità pubblica”.

E questo, conclude mestamente l’autore, porta la paladina della donna moderna intesa come un “novello Prometeo”, invitata a liberare se stessa e l’intera umanità dalle tenebre dell’ignoranza e della superstizione propagate dalla religione, a sostenere che il gender femminile è anche “Pandora, la figura mitica inviata sulla Terra da Zeus insieme a un vaso all’interno del quale erano contenuti tutti i mali del mondo. Da questo particolare punto di vista, i controlli da parte delle autorità statali e sovranazionali sulla riproduzione apparivano alla Sanger non tanto rimedi necessari, quanto piuttosto strumenti di prevenzione per impedire ulteriori danni futuri. In questa prospettiva, la donna diveniva oggetto di programmi anti-natalisti presentati come interventi umanitari che non ostacolavano lo «spirito femminino» in quanto garantivano comunque un’assoluta libertà sessuale”.

Paradossalmente, proprio in nome della «liberazione» individuale della donna “ideale”, la Sanger giunge così a vincolare le donne “reali” ai dettami dell’eugenetica e all’autorità delle istituzioni cui compete la verifica (!) della qualità della popolazione e l’intervento (anche mediante procedure coercitive, Cina docet) per predisporre la selezione degli individui «adatti» a vivere in società. Per dirla con Del Noce: un’eterogenesi dei fini inevitabile in una prospettiva antropologica senza trascendenza, che finisce per andare contro le esigenze autentiche delle donne in carne ed ossa.

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.