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50 ANNI/ Che senso ha parlare di pace dopo Giovanni XXIII?

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Bisognerebbe ancora una volta riandare all’intero documento nella sua complessità, procedendo dalla semplice preoccupazione di papa Giovanni per la pace nel clima della guerra fredda, considerare i numerosi rinvii ivi esplicitamente riportati al magistero di Pio XII, o il preciso riferimento ai valori della sussidiarietà. In definitiva, sarebbe necessario – e probabilmente lo sarebbe stato dall’inizio –, accostarsi alla grande enciclica di Roncalli secondo le semplici parole dell’incipit: «La Pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio». 

Non si tratta certo di un richiamo a visioni laiche o laiciste, tantomeno progressiste in senso politico di un pontefice che solo pochi anni prima annunciando il “suo” Concilio Ecumenico Vaticano II aveva manifestato l’intenzione con ciò di voler adottare “forme antiche di affermazione dottrinale e di saggi ordinamenti di ecclesiastica disciplina, che nella storia della Chiesa, in epoca di rinnovamento, diedero frutti di straordinaria efficacia”.

 

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