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IL CASO (LETTERARIO)/ Eduard Limonov, l'oppositore a misura di regime

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Eduard Limonov, oppositore in Russia e caso letterario (per Adelphi) in Occidente (InfoPhoto)  Eduard Limonov, oppositore in Russia e caso letterario (per Adelphi) in Occidente (InfoPhoto)

La novità di cui in Occidente non si è accorto quasi nessuno, in quest’ultimo anno, è una categoria culturale, innescata magari da un iniziale impulso politico (la gente, nella gran massa giovani ma anche adulti, che si era radunata il 5 dicembre protestava contro i brogli delle elezioni parlamentari). Ma se la formula «partito di ladri e farabutti», tempestivamente suggerita all’opinione pubblica dal popolare blogger avvocato Aleksej Naval’nyj, era volta a indirizzare la crescente irritazione non verso il potere astrattamente inteso, ma verso le strutture portanti del partito – avrebbe dovuto cioè innescare un meccanismo di smantellamento del sistema dal basso, secondo il metodo delle rivoluzioni di velluto in Ucraina, Georgia, in parte nei Paesi arabi (tanto più che al raggiungimento di questo scopo si sono alleati in azioni comuni nazionalisti di estrema destra, liberali, centristi, socialisti e nuovi comunisti), il meccanismo non ha funzionato.

In realtà i leader della protesta, che hanno scommesso sulla politica come tale (in primo luogo Eduard Limonov, che da subito aveva invitato a far esplodere subito la situazione), stavolta hanno perso senza remissione. E questo perché, per coloro che scendevano in strada, e oggi stanno trovando gradualmente altri modi di impegno sociale, gli slogan politici erano meno importanti della proposizione di un criterio culturale, di un soggetto personale e collettivo che non si lascia identificare con un gruppo politico. 

Una novità qualitativa, che forse ha da dire qualcosa anche allo scetticismo e alla demotivazione con cui stiamo andando incontro all’attuale stagione politica: una novità che consiste nel formarsi di una posizione di responsabilità personale, nell’affacciarsi di una nuova generazione dotata di una coscienza civile. Come ha fatto osservare il giornalista Aleksandr Archangel’skij, il successo principale del nuovo movimento è stato non il rovesciamento di un sistema odioso, ma – ad esempio – il fenomeno di solidarietà di massa verificatosi nei confronti delle vittime di una gravissima inondazione nell’area del mar Nero, l’estate scorsa, dov’è stato evidente che il generoso movimento di volontari dispiegatosi in queste circostanze era strettamente collegato all’esperienza di solidarietà civile fatta durante le proteste: «Siamo di fronte a una potenziale rivoluzione culturale, all’inizio di un movimento tettonico nelle relazioni fra persona e Stato, fra l’iniziativa del cittadino e il politico di professione, fra individuo e collettivo», ha concluso Archangel’skij. E nessun Limonov, su questo, ha qualcosa da dire.

 



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