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LETTURE/ Forse Dostoevskij avrebbe cambiato idea su V. Hugo...

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Victor Hugo (1802-1885) (Immagine d'archivio)  Victor Hugo (1802-1885) (Immagine d'archivio)

C’era del cristianesimo in Hugo, certo, ma si trattava di un cristianesimo che, secondo lui, consisteva esclusivamente nell’«alzare tutti gli sguardi verso il cielo», per «rivolgere tutte le attese verso una vita futura» (p. 17), dove sarà fatta quella giustizia che manca sulla terra; per alleviare la sofferenza dei poveri, egli pensava che fosse necessaria la visione religiosa di una vita eterna nella quale non ci sarebbe stata sofferenza, ma che, a livello politico, gli strumenti umani per avvicinarsi ad essa fossero quelli del radicalismo di sinistra e non quelli del cosiddetto “partito clericale” che, a suo giudizio, avrebbe frainteso la vera missione della Chiesa preferendo sant’Ignazio di Loyola (1491-1556), «il nemico di Gesù» (p. 21) a san Vincenzo de’ Paoli (1581-1660) «che raccoglie il bambino abbandonato» (p. 21). 

È difficile non riconoscere temi e valori cristiani nei grandi romanzi di Hugo, ma (anche se la storia non si fa con i “se”) credo di poter dire che il Dostoevskij “maturo” del ventennio 1860-1880 (Delitto e Castigo, L’Idiota, I Demoni, I Fratelli Karamazov) avrebbe forse modificato quell’elogio cristiano di Hugo del 1840, se avesse conosciuto le sue idee politiche del 1850 in merito al rapporto tra educazione, Stato e Chiesa. 

Anche Dostoevskij, come Hugo, dovette andare in esilio a causa delle sue idee politiche di sapore socialista, ma il suo esilio fu decisamente meno soft rispetto alla tranquilla attività di scrittore di romanzi alla quale Hugo, di fronte al colpo di stato di Luigi Napoleone Bonaparte del dicembre 1851, volontariamente si consegnò per circa un ventennio prima a Bruxelles, poi nelle isole britanniche di Jersey e di Guernsey nel Canale della Manica. Dostoevskij, invece, condannato a morte nel 1849 e poi (a seguito di commutazione di pena) deportato ai lavori forzati in Siberia dal 1850 al 1854 per decisione del regime zarista che lo aveva fatto arrestare con l’accusa di propaganda rivoluzionaria, maturò, in quegli anni, una triplice convinzione: Cristo è l’unico vero salvatore della miseria umana, ha poco a che vedere con il socialismo utopistico e, per questi due motivi, l’unica via al principio popolare consiste nel recupero della tradizione religiosa russa.

 



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