BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Dov'è finito l'amore della triste Elizabeth Siddal?

Pubblicazione:

Dante Gabriel Rossetti, Marie Spartali Stillman (1869) (Wikipedia)  Dante Gabriel Rossetti, Marie Spartali Stillman (1869) (Wikipedia)

Dante si perse per quella bocca che bruciava rosso fuoco su un volto celtico e iniziò a dedicarle poesie ardenti: “O nata con me in un luogo dimenticato dagli uomini / E non incontrata negli anni, non vista, non sentita, / Come ti riconosco, nata insieme con l’anima mia…”.

Tra Dante e Lizzie si accese una storia tormentosissima e labirintica così compendiata dalla Hawksley: “Non solo Lizzie era ugualmente tesa e incline al nervosismo come Rossetti, ma entrambi erano testardi e disobbedienti, votati alla depressione e altalenanti dall’eccitazione allo sconforto; erano tendenti alla dipendenza e condividevano un bisogno geloso e distruttivo di essere la figura più importante nella loro – o, in verità, in qualsiasi – relazione. Quando erano innamorati e felici, lo erano smisuratamente, senza bisogno di nessun altro e assolutamente appagati nello stare stretti l’uno accanto all’altra nella camera di Rossetti, per giorni e giorni. Quando però uno di loro – o entrambi – era infelice, malato, depresso o geloso, rendeva la vita dell’altro un inferno”. 

Naturalmente nella loro storia ci furono momenti di idillio. Intensissimi. Marisa Volpi (splendida autrice da riscoprire) nella sua ormai introvabile trilogia di racconti Fuoco inglese (Medusa, Milano 2001) ha provato a rievocarli: “I due vivono nei primi anni una vita bohémienne. La sera escono a mangiare a credito da qualche parte, soli o con gli amici. Il giorno è interamente dedicato all’arte, alla lettura, alla poesia: a capofitto. Egli la chiama Divina Colomba e disegna nelle lettere e nei bigliettini la testa di una colomba al posto del suo nome. Nei pub o nei caffè londinesi, le stringe le mani con adorante passione. Escono lungo il fiume, allacciati. Gli alberi delle notti lunari sono per lei palcoscenici magnifici, mentre egli si ferma e la bacia sotto cieli nuvolosi…”.

Dante non tollerava che la bella Liz posasse per altri (lei era diventata una star dopo aver posato in una vasca d’acqua ghiacciata per essere Ofelia e a lungo conserverà le stimmate di quella prova), ma rimandava sempre la data delle nozze, probabilmente per la differenza di ceto sociale. Elizabeth, da parte sua, era sì perduta per Dante, che le aveva anche insegnato a dipingere (con eccellenti risultati secondo il critico John Ruskin), ma era anche stremata dall’instabilità della condizione di eterna fidanzata e dalle infedeltà di lui. Il suo sistema nervoso si crepò e iniziò a cercare conforto nel laudano, un preparato a base di oppio e alcol, di cui nella storia erano stati dipendenti personaggi come Walter Scott e Samuel Coleridge.

I medici si affannarono invano per capire quale drago avesse iniziato a scavare la bella Lizzie. Qualcuno parlò di tubercolosi, altri di disordini alimentari, altri optarono per una non meglio precisata nevrosi, altri ancora parlarono addirittura di “deviazione della spina dorsale”. Quando la situazione psicofisica di Elizabeth sembrò precipitare, Dante si decise a sposarla. Erano passati nove anni dal loro primo incontro. 

I due eterni fidanzati finalmente si sposarono nella chiesa di St. Clement ad Hastings il 23 maggio 1860. Quel giorno non era presente neppure un famigliare. La luna di miele parigina fu un balsamo per quelle due anime scorticate. Ma a meno di un anno dalle nozze, il 2 maggio del 1861, Lizzie partorì una bambina morta. Per la sua psiche esausta fu il tracollo. 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >