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LETTURE/ Dov'è finito l'amore della triste Elizabeth Siddal?

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Dante Gabriel Rossetti, Marie Spartali Stillman (1869) (Wikipedia)  Dante Gabriel Rossetti, Marie Spartali Stillman (1869) (Wikipedia)

Lizzie era ancora bellissima. I suoi magnifici capelli rossi brillavano nella notte alla luce di un falò e incorniciavano quel volto angelico che aveva fatto ammattire poeti e pittori della Londra della decade centrale dell’Ottocento. I suoi capelli di rame adesso erano cresciuti a dismisura arrivando a velare il suo corpo di modella, alto e snello. Peccato soltanto che ormai Lizzie fosse un freddo cadavere e che fossero già trascorsi sette anni dalla sua tragica morte (“accidentale” per il referto medico, dovuta a una micidiale dose di laudano nella vulgata di tutti) e che nella sua bara nel cimitero di Highgate rovistassero uomini intenti a ritrovare un prezioso manoscritto... 

Sembrerebbe la scena di un classico film gotico. Magari con la debita cornice di nebbie, corvi e lapidi corrose dalle intemperie. E invece fu la realtà dell’ultimo atto della vita, tragica e irrimediabile, di Elizabeth Siddal (1829-1862), la “regina di cuori” dei Preraffaelliti che posò per opere indimenticabili come l’Ofelia di John Everett Millais. 

Una messe di nuovi dettagli su di lei si apprendono adesso dalla biografia scritta da Lucinda Hawksley, giornalista e pronipote di Dickinson, e tradotta in Italia per i tipi di Odoya con un invito alla lettura di Barbara Tomasino, che così inquadra “la prima supermodella della storia”: “la più affascinante e poetica di tutte le muse, con la sua aurea chioma che la circonda come una sacra “mandorla” – l’alone di luce delle icone bizantine – rendendola un simulacro immortale di Eros e Thanatos, Grazia e Martirio”.

La storia di Elizabeth inizia come una fiaba, a Londra nel 1849. Lei è ventenne cenerentola povera (ma non poverissima), seconda di otto fratelli, che lavora per 24 sterline all’anno nel retrobottega di un negozio di cappelli, al numero 3 di Cranbourne Street, di proprietà di Mrs Tozer. Segni particolari: un’inconfondibile chioma fulva, cui la tradizione popolare associava stregonerie e tradimenti. Così la sua biografa: “La superstizione voleva infatti che i capelli rossi fossero latori di sfortuna, associati com’erano alle streghe, alla magia nera e alla fulva chioma biblica di Giuda Iscariota”.

Il giovane pittore Walter Howell Deverell (1827-1854), astro fiammante e sventurato, entrò per caso nel negozio di Mrs Tozer rimanendo folgorato da Lizzie. È esattamente la modella che stava cercando per dipingere una scena de La dodicesima notte di Shakespeare. Il suo entusiasmo è un fiume in piena. Chiama subito a raccolta quella brigata di pittori incendiari che passeranno alla storia come i Preraffaelliti per mostrare la sua nuova dea. Ecco come Deverell raccontava la sua Damasco (nel resoconto fornitoci da W.H. Hunt): «Voi compagni non potete immaginare quale stupenda creatura ho trovato. Per Giove! Sembra una regina, magnificamente alta, con una bella figura, un collo maestoso e un viso tra i più delicati e definiti; la superficie dalle tempie alle guance è esattamente uguale a quella di una scultura di una dea di Fidia…”.

L’ammirazione di Deverell si trasformò subito in amore, ma Lizzie preferì lasciarsi conquistare da Dante Gabriel Rossetti: per lui diventò l’incarnazione di Ginevra e di Beatrice. 



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